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Malagò e Mancini, la decisione di cambiare idea quando quando cambiano i fatti: la coerenza non è più un valore

C’è una frase spesso attribuita a John Maynard Keynes che negli anni è diventata quasi un proverbio: quando cambiano i fatti, si può cambiare idea. La scelta di Giovanni Malagò di riportare Roberto Mancini alla guida della Nazionale sembra inserirsi proprio in questa logica, scrive Primaonline, a proposito della scelta del ct.

Nell’agosto del 2023 Malagò era presidente del Coni. Le dimissioni improvvise di Mancini aprirono una delle crisi più delicate del calcio azzurro e il numero uno dello sport italiano intervenne pubblicamente senza mettere in discussione il valore dell’allenatore, ma criticando il modo in cui si era arrivati alla rottura.

“Ritengo che sia stato fatto un errore di tempistica. Il momento in cui si fanno certe cose delle volte è più importante della sostanza delle stesse”, dichiarò pochi giorni dopo l’addio del commissario tecnico. In un’altra occasione aggiunse: “La Figc mi sembra gli abbia dato fiducia anche con il rinnovo del contratto”, ricordando come la Federazione avesse confermato Mancini anche dopo la mancata qualificazione al Mondiale.

Oggi Malagò è presidente della Figc. Archiviato il caso Pirlo, che nelle ultime settimane aveva riportato tensione attorno alla panchina azzurra, il presidente federale ha scelto di ripartire da Roberto Mancini come commissario tecnico e da Claudio Ranieri come direttore tecnico. Una decisione che segna l’avvio del nuovo corso della Federazione e che, riletta insieme alle dichiarazioni del 2023, offre anche uno spunto sul piano della comunicazione istituzionale.

Più che una contraddizione, il passaggio racconta come possano cambiare le valutazioni quando cambiano le responsabilità. Da presidente del Coni Malagò esprimeva un giudizio sul comportamento istituzionale di un commissario tecnico. Da presidente federale è chiamato invece a costruire un progetto tecnico e a scegliere le persone che ritiene più adatte per rilanciare la Nazionale.

Lo stesso Malagò ha spiegato di aver condiviso la scelta con Ranieri, chiamato a ricoprire il ruolo di direttore tecnico e a partecipare alla definizione del nuovo assetto della Nazionale.

C’è poi un aspetto che diversi osservatori stanno facendo notare. Il nuovo vertice del calcio italiano presenta un filo conduttore nelle relazioni costruite negli anni attorno al Circolo Aniene. Giovanni Malagò alla guida della Figc, Roberto Mancini di nuovo commissario tecnico, Claudio Ranieri come direttore tecnico e anche il ministro per lo Sport Andrea Abodi appartengono a un ambiente che da tempo rappresenta uno dei principali punti di riferimento dello sport romano e nazionale. Per alcuni è soltanto una coincidenza. Per altri è il segno di una rete di rapporti costruita nel tempo che oggi si ritrova ai vertici del calcio italiano.

Se la scelta sarà quella giusta lo diranno i risultati. Le dichiarazioni del 2023 restano però un riferimento utile per capire il percorso che ha portato fino a oggi. Non tanto per misurare la coerenza di una persona, quanto per osservare come possano cambiare le decisioni quando cambiano il ruolo e le responsabilità di chi è chiamato a prenderle.

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