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Il ct non lo nomina il ministro dello Sport che esprime una malcelata soddisfazione per l’inciampo di Malagò

Scrive Michele Serra su la Repubblica che il ministro dello Sport Abodi ha atteso meno di un secondo per esprimere la sua malcelata soddisfazione per l’inciampo del suo rivale Malagò, che ha dovuto tornare sui suoi passi sulla vicenda Pirlo. «Una brutta figura», ha commentato Abodi. Poteva dire «una vicenda sfortunata», o «un incidente di percorso», invece no: «brutta figura». Aspettarsi che un ministro dello Sport offra un appoggio leale al presidente della più importante federazione sportiva del Paese (così come dal ministro dell’Interno ci si aspetta che non manifesti ostilità per il capo della Polizia) vuol dire non conoscere l’Italia. La faida personale e il malanimo tra capibranco in lotta sono la regola. Che qualcuno lavori per uno scopo comune, anche se gli interessi personali divergono, è pura utopia; e anche il piano B, che sarebbe affrontare le difficoltà altrui almeno fingendo fair play, è impensabile. Non siamo un paese di signori, no che non lo siamo. Come aggravante politica va aggiunto che questo governo, a più riprese, ha manifestato ostilità per l’autonomia dello sport, e non solo dello sport. Una specie di nevrosi da controllo lo pervade, come dimostrato dal fallito assalto al Coni, dalla governance intollerante della Rai e da altre operazioni di assoggettamento (il caso più recente, del quale si parla poco o affatto, è Ispra, l’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale, la cui autonomia scientifica è parsa meno salda in occasione del varo delle nuove norme sulla caccia). Ma fino a che non sarà direttamente il ministro dello Sport a nominare il ct della Nazionale, e magari a fare la formazione, sarebbe elegante almeno simulare spirito di collaborazione con il presidente federale.

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