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La rotta delle spie, così Teheran usa i barchini della Manica per infiltrare i suoi agenti a Londra

Ariel Piccini Warschauer.

La guerra ibrida della Repubblica Islamica non passa soltanto per i missili balistici, i droni suicidi o le milizie per procura nel Medio Oriente. Per Teheran, l’asimmetria è una regola flessibile che si adatta a ogni scenario, compreso il canale della Manica. L’ultima rivelazione emersa dalle pagine del quotidiano britannico The Telegraph traccia un legame inquietante tra le reti del traffico di esseri umani attive tra il continente europeo e il Regno Unito e gli apparati di intelligence dell’Iran.

Secondo quanto ricostruito, il regime iraniano sfrutterebbe i passaggi clandestini a bordo dei barchini in partenza da Calais per far entrare in territorio britannico individui legati ai propri servizi di intelligence. La dinamica si fonda su uno scambio cinico: agevolare il viaggio verso la Gran Bretagna a migranti già presenti sul suolo francese in cambio della loro disponibilità a compiere, in futuro, “un favore” per il regime. Una promessa d’ingaggio latente, pronta ad attivarsi a comando.

A tirare i fili di queste operazioni non sarebbero passatori improvvisati, ma strutture ben definite del Corpo delle Guardie della rivoluzione islamica (i Pasdaran) operanti in Europa. In particolare, i riflettori sono puntati sull’Unità 700, il braccio logistico della Forza Quds specializzato nel movimento di materiali, risorse e uomini attraverso canali coperti. Una fonte iraniana citata dall’inchiesta sintetizza la visione strategica di Teheran con una frase che non lascia spazio all’interpretazione: queste reti clandestine sarebbero per il regime “più importanti e utili dei missili”. L’obiettivo è piazzare “elementi rivoluzionari e terroristi” direttamente a Londra, in attesa di istruzioni.

Il fenomeno mette sotto pressione l’apparato di sicurezza britannico. Il ministero dell’Interno di Londra ha rivendicato l’uso di droni, torri di sorveglianza e algoritmi di intelligenza artificiale per monitorare gli sbarchi e identificare i potenziali infiltrati, assicurando che chiunque rappresenti una minaccia viene immediatamente fermato. Tuttavia, fonti investigative precisano un dettaglio non secondario: per quanto l’uso dei barchini rappresenti un canale di infiltrazione altamente simbolico e visibile, il numero di soggetti legati all’Irgc entrati nel Paese per vie legali — attraverso normali voli di linea provenienti da scali europei — resta quantitativamente superiore.

La vicenda ha riacceso lo scontro politico e l’allarme dei servizi segreti. La ministra ombra per la Sicurezza, Alicia Kearns, ha chiesto la creazione urgente di una task force dedicata all’individuazione degli agenti sotto copertura e la stretta sulle strutture britanniche collegate ai Pasdaran. Del resto, il quadro di minaccia era già stato tratteggiato dal direttore generale dell’MI5, Ken McCallum, che ha rivelato come l’intelligence interna abbia sventato oltre venti complotti potenzialmente letali orchestrati dall’Iran in un solo anno.

Per Teheran, la criminalità organizzata e le rotte della disperazione diventano uno strumento tattico a basso costo e ad alto rendimento. Una convergenza tra traffico illecito e spionaggio statale che trasforma la Manica nell’ennesimo fronte coperto dello scontro tra l’Occidente e l’Iran.

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