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L’ombra lunga del 7 ottobre sull’Europa e in Israele

Ariel Piccini Warschauer.

Un disegno unico, ambizioso e coordinato da reti transnazionali che sfruttano le vulnerabilità del Vecchio Continente per esportare il terrore. Le ultime indagini, da Atene a Berlino fino all’asse con Cipro, tracciano un quadro chiaro: Hamas non intende più limitare la propria azione al fronte mediorientale e israeliano, ma punta a portare il conflitto direttamente sul suolo europeo.

Alle cinque del mattino, un’unità speciale della polizia greca ha fatto irruzione ad Agios Nikolaos, a Creta, arrestando un cittadino egiziano di origine palestinese impiegato come elettricista in un hotel. A casa dell’uomo, identificato come Motasem, gli investigatori hanno rinvenuto sostanze chimiche, bilance di precisione e materiale idoneo alla fabbricazione di ordigni. L’operazione è scattata grazie a una cruciale segnalazione dell’intelligence cipriota: la cellula greco-cipriota stava infatti pianificando un attacco dinamitardo contro una nave da crociera israeliana che fa regolarmente scalo in Grecia. Un bersaglio altamente simbolico, già al centro di accese proteste anti-israeliane.

Se la Grecia rappresenta uno snodo logistico agevolato dai collegamenti aerei con Beirut — dove risiedono i vertici dell’organizzazione — e dai passaggi clandestini attraverso la parte nord di Cipro occupata dai turchi, è in Germania che si concentra la regia operativa. I risultati delle indagini della Procura federale tedesca mostrano un livello di strutturazione mai attribuito prima ad Hamas in Europa.

Su ordine del procuratore Jens Rommel, sono stati arrestati nove uomini dislocati tra Berlino, Copenaghen, Londra e Vienna. L’obiettivo della rete era colpire strutture ebraiche e israeliane. Gli inquirenti hanno persino recuperato un video di rivendicazione già registrato, a testimonianza di piani in stato avanzato: la data fissa per l’attacco era il 7 ottobre 2025, secondo anniversario del massacro in Israele. Fucili d’assalto AK-47, pistole e oltre mille proiettili sono transitati attraverso i corridoi della Scandinavia, dell’Austria e della Germania, mentre gli operativi berlinesi facevano la navetta con il Libano per incontrare Khalil al-Kharraz, alto comandante delle Brigate al-Qassam poi eliminato dall’IDF.

Dietro questa escalation non c’è solo l’iniziativa autonoma delle fazioni palestinesi, ma il supporto strategico dell’Iran. Secondo l’ultimo report dell’Europol (EU TE-SAT), attori e reti criminali collegate alla Repubblica Islamica figurano in gran parte dei 45 attacchi o attentati sventati nell’ultimo anno all’interno dell’Unione Europea. Teheran adotta un modus operandi preciso, basato sulla triangolazione: recluta organizzazioni criminali e mercenari terzi (“amici degli amici”) per schermare la propria responsabilità diretta.

È lo stesso schema svelato di recente dal Mossad, che grazie alla cooperazione con i servizi d’intelligence stranieri ha sventato un piano iraniano destinato a colpire in Israele. L’operazione, coordinata dal ministero dell’Intelligence di Teheran e dai Pasdaran, prevedeva l’infiltrazione di una cellula per assassinare alti funzionari israeliani. Il reclutatore principale, Thurot Ozkur (noto come “Philip”), operava dalla Francia ed era legato ad esponenti del narcotraffico iraniano facenti capo al boss Naji Sharifi Zindashti.

I numeri confermano l’accelerazione della minaccia: nel corso del 2025 gli arresti per reati di terrorismo in Europa sono saliti a 486, superando i dati degli anni precedenti. Il calcolo cinico di Hamas e dei suoi sponsor è evidente: di fronte all’assuefazione dell’opinione pubblica rispetto alle notizie dal Medio Oriente, un attentato nel cuore di una metropoli europea o un attacco nel Mediterraneo garantirebbe l’impatto mediatico globale, aumentando la pressione politica sui Paesi occidentali considerati alleati di Israele.

L’islamismo radicale sta dimostrando di voler sfruttare la porosità dei confini e le tutele dello Stato di diritto europeo non più solo come retrovia finanziaria, ma come un vero e proprio teatro d’azione. Ignorare questo salto di qualità rischia di proiettare l’Europa in una nuova stagione di terrore diffuso.

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