Guardiola ci dice “grazie, ma preferisco riposarmi”, la prima mossa sbagliata del trio Malagò-Maldini-Leonardo
Vincenzo Di Niccolò.
Un tal Giuseppe Rossi, bruttoccio, si mise in testa di conquistare tale Ambra Bianchi, bellissima, e nonostante i corteggiamenti insistenti ed eleganti l’obiettivo fallì. E’ un po’ quello che è successo a Paolo Maldini e Leonardo, emissari del presidente della Federcalcio Giovanni Malagò, con il corteggiamento del tecnico catalano Pep Guardiola. L’ex allenatore del Manchester City si è detto lusingato per la proposta avanzata dalla Figc, ma ha deciso di declinare l’offerta dopo averci pensato seriamente per oltre una settimana.
Per Guardiola hanno prevalso le scelte personali fatte con la famiglia e la volontà di prendersi un po’ di tempo e staccare dopo aver lasciato la Premier League. La decisione non è arrivata per motivi economici: “Per Pep l’aspetto economico non è in alcun modo rilevante” ha detto Paolo Maldini in riferimento alla ipotetica richiesta del tecnico di 20 milioni. E sarebbe stata meno imbarazzante questo tipo di risposta. Ma era proprio sbagliato il profilo scelto: se a Guardiola dite di allenare il Malmantile per affrontare il campionato di Serie A il risultato finale sarà retrocessione sicura. Quello che non si vuol capire è che c’è da rigenerare un settore partendo dalle basi e non dalle illusioni. Semmai è bene ricordare che i commissari tecnici che hanno ottenuto i migliori risultati con la Nazionale sono stati, se si esclude Marcello Lippi, coloro che avevano esperienze prevalentemente federali. Non c’è bisogno di andare a scomodare il mitico Vittorio Pozzo (campione del mondo nel 1934 e 1938), ma da ricordare sono Ferruccio Valcareggi (Campione d’Europa nel ‘68 e vicecampione del mondo nel ‘70 battuto dal Brasile di Pelè) ed Enzo Bearzot (Mondiali di Spagna dell’82) che avevano avuto poche e deludenti esperienze nei club e tanta gavetta nell’ambiente federale.





