Sbagliato l’uso eccessivo dei social da parte di bambini e adolescenti ma il divieto di Stato non funziona
Serena Sileoni scrive su La Stampa che l’uso eccessivo degli smartphone e dei social network da parte di bambini e adolescenti costituisce un problema reale, ma non può essere affrontato efficacemente attraverso divieti generalizzati imposti dallo Stato. Sileoni osserva che la diffusione delle tecnologie digitali ha ampliato opportunità di studio, lavoro e relazioni per tutte le generazioni e invita a distinguere tra lo strumento e il suo utilizzo. Pur riconoscendo che i più giovani sono particolarmente esposti ai rischi di dipendenza, isolamento sociale e difficoltà nello sviluppo personale, sostiene che la questione non sia eliminare la tecnologia, bensì imparare a usarla in modo responsabile. Sileoni ricorda che numerosi studi e il parere di esperti convergono sulla necessità di limitare l’esposizione dei minori agli smartphone e ai social, anche per le possibili conseguenze sullo sviluppo cognitivo, sulla socializzazione e sul rendimento scolastico. Tuttavia giudica inefficaci le iniziative legislative adottate o proposte in diversi Paesi, come il divieto di accesso ai social per i minori di una certa età, perché difficili da far rispettare e fondate sul trasferimento della responsabilità alle piattaforme digitali. Anche il divieto dell’uso dei telefoni cellulari nelle scuole, osserva, rischia di produrre risultati limitati se non è accompagnato da comportamenti coerenti degli adulti. Sileoni conclude che affidare allo Stato il compito di regolare il rapporto dei minori con gli strumenti digitali rischia di indebolire la responsabilità educativa delle famiglie. Educare all’uso corretto della tecnologia richiede l’impegno quotidiano di genitori e insegnanti, chiamati a dare l’esempio e a fissare limiti anche quando ciò risulta difficile. Un divieto imposto per legge può apparire una soluzione semplice, ma finisce per sostituirsi al ruolo educativo della famiglia e rappresenta, secondo Sileoni, un’ingerenza dello Stato in un ambito che dovrebbe restare affidato principalmente alla responsabilità dei genitori.




