Contro l’overdose da social nasce un’iniziativa a Firenze per disintossicarsi
Contro l’overdose da social nasce un’iniziativa a Firenze di cui parla La Nazione. Lo smartphone in mano, la testa altrove, il dito che sfiora lo schermo ormai va in automatico. Per ore e ore, a oltranza. Un pomeriggio intero a scrollare i video su TikTok. È stato il racconto di un giovane studente, raccolto dalla cooperativa ReteSviluppo, a dare la spinta per far nascere, a Firenze, il primo centro in Italia dedicato esclusivamente a combattere la dipendenza digitale dei ragazzi.Da 10 anni facciamo attività nelle scuole, dall’infanzia all’università, con laboratori di prevenzione e interventi mirati laddove si ravvisano casi di abuso della tecnologia o episodi di cyberbullismo – racconta Ester Macrì, sociologa esperta di media education e presidente della cooperativa ReteSviluppo – L’idea del centro è nata dopo il racconto di un ragazzo che proprio durante un’attività in classe ha ammesso di aver trascorso tutta la domenica pomeriggio a scrollare il telefono. Fuori tirava vento, non poteva uscire in giardino. Così ha iniziato a vedere video sullo smartphone e solo quando lo hanno chiamato per cena si è accorto di aver trascorso tutte quelle ore su TikTok”. Una storia comune a tanti giovanissimi che da settembre avranno un luogo specializzato dove potersi ’disintossicare’ dalla tecnologia. Il centro nascerà alla biblioteca Chiarugi, negli spazi dell’ex ospedale psichiatrico di San Salvi, un luogo simbolico.
Il progetto si chiama ’Discover’ e prende forma grazie alla sinergia tra il Comune di Firenze, l’Usl Toscana centro e la coop ReteSviluppo che gestirà lo spazio con un’équipe formata per educare i ragazzi all’uso responsabile della tecnologia con un approccio non clinico-medico ma educativo e di prevenzione. Sarà allestito uno spazio no-tech – con ingresso vietato agli smartphone – dove intraprendere percorsi di disconnessione guidata per riscoprire la vita prima dei social. Come? Con giochi da tavolo, laboratori manuali, esperienze di gruppo. Il progetto sarà presentato mercoledì e durerà intanto tre anni, ma Palazzo Vecchio intende creare un punto di riferimento in Toscana e non solo.
Contro l’overdose da social si mette in campo uno sportello di ascolto, orientamento e mediazione per intercettare casi di iperconnessione, isolamento o conflitti familiari legati alla dipendenza digitale. Si prevedono anche laboratori di podcasting, game design, storytelling digitale, creative AI challenge e altri percorsi esperienziali per trasformare i partecipanti da fruitori passivi a produttori consapevoli di contenuti digitali.
“La tecnologia non va demonizzata – spiega la sociologa – è utile se usata in maniera proattiva”. Saranno organizzati anche incontri formativi per genitori, docenti, educatori e allenatori. Il centro potrà accogliere fino a 40 giovani al giorno, tra minori e adolescenti dai 10 ai 25 anni. Perché “negli anni – conclude la presidente di ReteSviluppo – abbiamo notato che l’abuso dello smartphone sta diventando sempre più precoce”.





