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Giornalismo a Lucca: “Memorie sopra la fisica e la scienza naturale di diversi o valentuomini”

Roberto Pizzi.

A metà del XVIII secolo, in coincidenza dell’ avventura francese dell Encyclopédie, si iniziò a parlare di giornalismo anche a Lucca, per niente attardata sulle novità che venivano dall’Europa.  Eciò non solo per quanto riguardava la carta stampata, ma anche per le idee dei Liberi Muratori,  i cui membri settecenteschi furono definiti dal filosofo tedesco Gotthold E. Lessing “i profeti dell’illuminismo”, od anche   “ i sostenitori di una religione dei moderni”. In un saggio del  prof. Renzo Papini, “Tradizioni e messaggi illuministici nella cultura lucchese del Settecento”, si riporta che in quegli anni,  a Lucca  si faceva notare da tempo “una genial società di pochi eruditi amici ( che) aveva già nella contrada di S. Pietro Somaldi preso in affitto certa sala terrena, ove sovente si congregava non senza sospetto tra  i creduli sfaccendati, che l’istituto loro fosse veramente una loggia di Liberi Muratori”. Tale cerchia di amici, nelle sue riunioni, era adusa discutere specialmente di giornali italiani e di quelli pubblicati in Europa ( 1972,  ed. Pacini Fazzi). Eppure erano  anni  in cui i vari stati italiani emanavano editti contro i Liberi Muratori: pochi erano i governi che non si occupavano dei “framassoni” e che non ne proibivano le riunioni. 

Nell’ambito editoriale, in ventidue anni,  a partire dal 1743, vivono a Lucca alcune testate di importanza notevole. Si comincia con il periodico  Memorie sopra la fisica e la scienza naturale di diversi valentuomini, del quale fu animatore Carlo Antonio Giuliani, socio dell’Accademia degli Oscuri, che poteva contare sulle penne di  Ruggero Giuseppe BoscovichLeonardo Ximenes, Paolo Frisi, Pietro Tabarrani, Vincenzo Riccati, Eustachio Zanotti e che trattava argomenti di fisica e di storia naturale. Fra questi nomi segnaliamo l’appartenenza all’universo massonico di Carl’Antonio Giuliani, non immemore di giovanili contatti latomistici, autore di un’ operazione commerciale da lui orchestrata insieme all’aretino Francesco Cecchi consistita, nel 1746, nella pubblicazione della celebre Relazione della Compagnia de’ Liberi Muratori attribuita a Valerio Angiolieri Alticozziopera che si basava sul rimaneggiamento del testo italiano de L’Ordre des Francs-Maçons trahi, et le secret de Mopses revélé (di Giovanni Gualberto  Bottarelli). Si trattava di una ferma difesa della Massoneria, società di “accorti e ameni spiriti” mirante a “rimettere nelle sue prime strade l’umanità” coltivando  “l’amor dell’ordine e della pace”. L’altro personaggio è Ruggero Giuseppe Boscovich scienziato cosmopolita, del quale abbiamo notizie da una lettera di  Giorgio  Santi, naturalista adepto della Loggia francese di Voltaire, Loge des Noeufs Soeurs, dove si forniva un elenco di nominativi di eminenti italiani da utilizzare nei circuiti massonici inglesi, fra i quali figurava, insieme al Principe di San Severo e ad altri,  anche il Boscovich, definito “pensionario del re” di Francia, per il quale si facevano raccomandazioni affinché potesse  attendere tranquillamente ai suoi studi.

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Ma in Comune hanno incontrato o non

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