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La svolta di Tel Aviv, la prima donna generale dell’Aeronautica vola a Washington

Ariel Piccini Warschauer.

Nei corridoi della base aerea di Uvda, nel sud di Israele, la chiamano tutti semplicemente “Gimmel” o “Colonnello G.”. La sua identità, il suo volto non oscurato e il suo nome completo rimangono coperti dal segreto militare, custoditi sotto la stretta sorveglianza della censura della difesa. Eppure, da oggi, questa pilota di 42 anni, proietta un’ombra destinata a fare la storia delle Forze di Difesa Israeliane (IDF).

Il ministro della Difesa, Israel Katz, ha ratificato la storica lista di nomine presentata dal capo di Stato Maggiore Eyal Zamir. Tra i passaggi di grado approvati, spicca la promozione più attesa e simbolica: la colonnella “G.” diventerà la prima donna nella storia dell’Aeronautica militare israeliana (IAF) a rivestire il grado di generale di brigata. Non si tratta solo di una formale ascesa nei ranghi: “G.” è stata contestualmente designata per uno degli incarichi diplomatico-militari più delicati del Paese, quello di addetta dell’Aeronautica a Washington.

Per chi osserva da vicino l’evoluzione delle forze armate israeliane, la nomina di “G.” non giunge come una sorpresa, bensì come il coronamento di una carriera costellata di primati. Già nel 2019 era stata la prima donna a ricevere il comando di uno squadrone di volo della IAF — lo squadrone “Nachshon”, reparto d’eccellenza dedicato alla raccolta di informazioni e alla sorveglianza elettronica. Nel maggio del 2024 aveva rotto un altro soffitto di cristallo blindato, assumendo la guida della strategica base aerea di Uvda, l’hub logistico e addestrativo nel deserto del Negev dove si tengono anche le prestigiose esercitazioni internazionali “Blue Flag”.

Se in passato altre donne nell’esercito israeliano avevano raggiunto il rango di generale di brigata (principalmente nei servizi amministrativi, legali o nell’intelligence delle forze di terra), “G.” è la prima in assoluto a compiere l’intera scalata interna all’Aeronautica, l’arma storicamente considerata la più prestigiosa, selettiva e, per decenni, marcatamente maschile del Paese.

Il suo trasferimento negli Stati Uniti arriva in un momento geopolitico cruciale. Il ruolo di addetto militare a Washington non è una sincura diplomatica: è il fulcro operativo su cui poggia l’intera architettura della cooperazione aerea tra Gerusalemme e il Pentagono. È qui che si negoziano i flussi di forniture militari strategiche — dai caccia F-35 alle munizioni di precisione —, si coordinano le attività di intelligence e si pianificano le risposte congiunte alle minacce regionali nel Medio Oriente.

In un’epoca di profonde tensioni internazionali e sfide alla sicurezza multidimensionali, la scelta di inviare a Washington una delle menti tattiche più brillanti della IAF — cresciuta operativamente sul campo e nell’intelligence — invia un segnale chiarissimo sia agli alleati americani sia ai rivali regionali: la cooperazione aerea bilaterale rimane la pietra angolare della dottrina di difesa israeliana, e a gestirla ci sarà una figura che incarna la modernizzazione e l’eccellenza strategica delle IDF.

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