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Medio Oriente, raid massicci degli Stati Uniti in Iran e il finimondo prosegue

Ariel Piccini Warschauer.

Il punto di non ritorno è stato superato. In quelle che si preannunciano come le ore più drammatiche per gli equilibri globali degli ultimi decenni, le forze armate degli Stati Uniti hanno lanciato un massiccio attacco aereo su scala nazionale contro l’Iran. L’annuncio ufficiale è arrivato direttamente dal Centcom, il Comando Centrale statunitense, che ha confermato l’inizio di una vasta operazione militare volta a colpire obiettivi strategici all’interno del territorio della Repubblica Islamica.

Le notizie, frammentarie ma drammatiche, descrivono una pioggia di missili e bombardamenti a tappeto che hanno illuminato la notte iraniana. Secondo le prime indiscrezioni, i raid del Pentagono starebbero prendendo di mira siti sensibili: installazioni militari, centri di comando, nodi logistici dei Pasdaran e, presumibilmente, infrastrutture legate al programma nucleare e missilistico di Teheran.

A suggellare l’inizio delle ostilità e a spazzare via ogni residua speranza di una de-escalation diplomatica sono arrivate le durissime parole del Segretario alla Guerra americano, Pete Hegseth. Con una dichiarazione che non lascia spazio a interpretazioni, il capo del Pentagono ha commentato l’azione militare in corso: “L’Iran ha fatto una scelta pessima. Ora ne paga le conseguenze”. Una formula perentoria che sancisce l’ingresso formale di Washington in un nuovo conflitto diretto e aperto contro Teheran.

La mossa della Casa Bianca e del Pentagono rappresenta l’apice di una escalation che covava da tempo sotto la cenere del conflitto mediorientale. Nonostante i ripetuti avvertimenti della comunità internazionale e i tentativi di mediazione, la linea del confronto totale ha preso il sopravvento. L’intensità degli attacchi lanciati “pochi istanti fa” fa ipotizzare un piano d’azione studiato nei minimi dettagli, volto a neutralizzare preventivamente le capacità di risposta iraniane.

Resta da capire quale sarà l’entità dei danni causati dalla prima ondata di raid e, soprattutto, come risponderà Teheran, che in passato ha più volte minacciato reazioni asimmetriche e regionali in caso di attacco diretto sul proprio suolo.

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