Le questioni irrisolte per il futuro dell’Alleanza nonostante gli sforzi diplomatici
Giuseppe Sarcina sul Corriere della Sera analizza il vertice Nato di Ankara, sostenendo che, nonostante gli annunci sugli investimenti e gli sforzi diplomatici per evitare uno scontro con Donald Trump, restino irrisolte le questioni di fondo che riguardano il futuro dell’Alleanza. Trump è arrivato al summit attaccando nuovamente Italia, Germania, Francia e Regno Unito per non aver sostenuto la sua guerra contro l’Iran, mentre il segretario generale Mark Rutte ha cercato di rassicurarlo presentando l’aumento della spesa militare europea: tra il 2025 e il 2026 gli alleati europei e il Canada investiranno 258 miliardi di dollari in più rispetto al 2024, oltre a un piano da 40 miliardi in cinque anni per la produzione di droni. Secondo Sarcina, però, i numeri non bastano a nascondere le contraddizioni dell’Alleanza. Pur spendendo circa 1.000 miliardi di dollari per la difesa, gli Stati Uniti destinerebbero all’Europa solo una parte limitata di queste risorse, mentre gli altri membri della Nato finanziano quasi interamente la sicurezza del continente. Inoltre, Washington chiede agli europei di assumersi maggiori responsabilità militari, ma non intende condividere il comando strategico dell’Alleanza, che continua a restare saldamente nelle mani di un generale americano per via del controllo sull’arsenale nucleare. L’autore osserva anche che Rutte ha scelto di assecondare Trump, attribuendogli il merito dell’aumento delle spese militari europee, evitando invece di affrontare i nodi politici più delicati. Infine, Sarcina evidenzia una crescente frattura interna all’Europa. I Paesi dell’Europa occidentale e meridionale, Italia compresa, sostengono l’Ucraina ma ritengono inevitabile, a guerra conclusa, ricostruire un rapporto con la Russia. Al contrario, i Paesi nordici, baltici e dell’Est considerano Vladimir Putin una minaccia permanente e chiedono un rafforzamento molto più deciso della difesa comune. Per l’autore, sulla sicurezza europea esistono ormai “due Europe”, con priorità e velocità diverse.





