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Non sprecare l’occasione per decarbonizzare

Pia Saraceno su InPiù scrive che la flessibilità ottenuta per degli investimenti per la transizione energetica nel calcolo dei vincoli del patto di stabilità potrebbe aggiungere circa 13 miliardi ai 55,6 (di cui con l’ultima tranche già l’85% sembra essere stato speso) del PNRR destinati allo stesso obiettivo. Sperabilmente nella formulazione adottata non dovrebbe essere possibile classificare come nuovi investimenti quelli che erano già stati messi a bilancio, togliendoli dalla voce di spesa e inserendoli nel perimetro dello 0,3% garantito dalla Commissione, perché questo significherebbe lasciare spazio fiscale per interventi di emergenza, che non sono stati considerati ammissibili e non farebbero che aggravare i conti pubblici e frenare il necessario cambiamento nel mix dei consumi finali. Per scegliere su cosa puntare per utilizzare i nuovi margini di flessibilità è necessario innanzitutto ripartire dalla rimozione dei comportamenti che dal 2022 ci hanno fatto allontanare sempre più dalle traiettoria del Piano Integrato Energia e Clima (Pniec), presentato dal Governo Meloni, che poi lo ha disatteso. Riprendere quei percorsi è necessario non solo per raggiungere l’obiettivo della decarbonizzazione, ma anche per recuperare competitività. Le distanze da colmare sono  in tutti gli ambiti: le rinnovabili sono aumentate, ma restano in ritardo significativo (≈20% dei consumi finali vs 25% previsto; circa 23 Mtep contro i 29 Mtep previsti nel PNIEC), non mancano le risorse ne’ la convenienza, ma per accelerarne la penetrazione è necessario snellire i processi autorizzativi e migliorare la capacità delle reti di utilizzarle al meglio. 
 
L’elettrificazione è cresciuta poco ed è ancora molto lontana dall’obiettivo del 2030, anche in questo caso molte risorse sono state già allocate andrebbe valutata la loro penetrazione sul territorio e l’efficacia delle decisioni prese anche in funzione dell’eliminazione degli ostacoli all’elettrificazione dei consumi finali con particolare riguardo ai trasporti. Il mix sbilanciato a favore delle fonti fossili registra la differenza più marcata nei consumi di petrolio, il PNIEC prevedeva già per il 2025 una loro drastica riduzione rispetto al 2022 (-4,5%), mentre il dato reale 2025 è stimato in aumento del 2%, con una differenza di quasi 8 Mtep tra i consumi auspicati e quelli reali (+20%). Per raggiungere il valore 2030 ipotizzato nel PNIEC è necessaria una riduzione media annua dell’ordine 7%, a fronte di livelli di consumi pressoché costanti nell’ultimo triennio. Quanto alle misure di efficienza energetica negli usi finali, è ovviamente nei trasporti che si registra la discrepanza più marcata tra il dato 2025 e quanto prefigurato nel piano. Consumi maggiori del previsto si registrano anche nel  terziario, mentre sono significativamente inferiori i consumi dell’industria e del residenziale, sebbene per motivi diversi: nel primo caso ha avuto un ruolo decisivo la performance molto negativa nella produzione dei settori energivori, nel secondo caso si sono combinati gli effetti «virtuosi» delle misure di contenimento dei consumi di gas, messe in atto dopo la crisi energetica del 2022, con due inverni miti, che hanno anch’essi moderato i consumi di gas per riscaldamento. E’ con questo quadro non molto incoraggiante e senza improvvisazione che si devono misurare le scelte per procedere con nuovi interventi, sperando che quelli già realizzati con il PNRR inizino a mostrare qualche beneficio.

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