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La storia della seta

Roberto Pizzi.

A compiere i viaggi più brillanti nel mondo, fra tutti i prodotti tessili, fu quella fibra proteica di origine animale ottenuta dal bozzolo dei bachi appartenenti alla specie Bombyx mori che prende il nome di seta. Gelosamente custodita, la seta impiegò secoli per giungere dalla Cina  al Mediterraneo, anche grazie alla buona guardia fatta dai Persiani sassanidi, che separavano il Celeste Impero da Bisanzio. 

Approda nel mondo europeo probabilmente ai tempi di Traiano (52-117). Ma il vero sponsordell’introduzione del baco da seta, del gelso bianco, del dipanamento dei bozzoli, della  tessitura del prezioso filo, fu, a Bisanzio, Giustiniano (527-65)  che oltre a essere ricordato per la costruzione di Santa Sofia e per il codice delle leggi fu detto “l’imperatore della seta”. Grazie a lui, Bisanzio guadagnò una fortuna su cui prosperò per vari secoli. 

Nel secolo XV  la seta è già da  400 anni in Sicilia e in Andalusia. Nel XVI secolo si diffonde – insieme con il gelso – in Toscana, nel Veneto, in Lombardia, nel basso Piemonte, lungo la valle del Rodano. Il suo ultimo successo fu il raggiungimento della Savoia nel secolo XVIII. Senza questa silenziosa avanzata degli alberi e della bachicoltura, l’industria della seta in Italia e fuori, non avrebbe conosciuto la straordinaria fortuna che le fu propria a partire dal XVI secolo.

Ma se la seta fece la fortuna di Bisanzio, anche Lucca sfruttò al meglio, per vari secoli,  questo prodotto. Le sue industrie (insieme a quelle della lana che, tuttavia, si limitarono a coprire il consumo locale, senza “sfondare” nel settore delle esportazioni) ebbero più antiche radici rispetto a quelle di altre città toscane. Esse vengono fatte risalire alla metà del secolo IX, anche se si ritiene che la nobile arte della seta risalisse ai tempi della Colonia romana e che i Lucchesi traessero guadagni già allora, per i drappi d’oro e d’argento che in altre parti del mondo non si era in  grado di realizzare. 

Già in quegli anni, infatti, fra le decime ecclesiastiche e in particolare fra quelle dovute ai Vescovi dell’ampia diocesi, figuravano drappi serici lucchesi, tessuti a mano. 

Un’ altra testimonianza della precocità produttiva della città viene da un  monaco bavarese, Fromondo, vissuto nel secolo  X, che ha lasciato documenti scritti nei quali si decantavano le qualità delle passamanerie lucchesi. Altre più antiche notizie confermano i commerci coi popoli del nord, che nel periodo longobardo e carolingio transitavano a Lucca, capitale della Tuscia (altro nome dell’Etruria che comprendeva Toscana, l’Umbria e il Lazio Settentrionale). In tale regione, dopo varie vicende, si distinsero 3 aree: la Tuscia romana, che corrispondeva al Lazio settentrionale; la Tuscia ducale, con i territori del Lazio  e dell’Umbia; la Tuscia longobarda, corrispondente quasi alla Toscana attuale (Ducato di Tuscia). 

Quando Giustiniano (482-565)  inviò il suo generale Belisario in Italia, nel 535, per sconfiggere i Goti e riunire nel suo impero anche l’Occidente, Lucca era la città più importante della  regione. 

Un vero e proprio sviluppo della tessitura della seta si ebbe  grazie alle relazioni pacifiche della città con la Sicilia dei Normanni  (XI sec.) che avevano chiamato nell’isola vari setaioli di Atene,  Corinto e Tebe. Può essere verosimile che i Lucchesi avessero approfondito  quell’arte in Oriente, quando parteciparono alla Prima Crociata.

Comunque prima del XIII secolo, mancando la coltivazione del gelso (poi introdotto nella Valdinievole da Francesco Buonvicini), la materia semilavorata arrivava dai porti del Levante, ed anche dalla Spagna, dalla Calabria e dalla Sicilia, dove la tessitura dei drappi aveva visto un certo sviluppo a Palermo.

La seta greggia, arrotolata e legata nella balla, detta “torsello” (che diviene il marchio di quel settore commerciale), proveniva anche da Genova e dall’Oriente (Gange, Catai, Georgia, da cui i nomi di seta “gangia, cataia, georgiana”). Gli stessi tessuti serici prodotti a Lucca risentivano della provenienza del semilavorato e venivano denominati: “damaschi”, dalla città omonima della Siria; “baldacchini”, da Bagdad; “ormesini”, da Ormuz. Altre stoffe lucchesi erano gli “sciamaniti” e i “contrasciamaniti”, tessuti con oro e argento filato, usati per indumenti ecclesiastici. Le varietà dei colori erano molte (i più pregiati erano i purpurei e gli scarlatti).

Veri e propri stilisti si sbizzarrivano nelle creazioni dei disegni (si ricordano, fra questi, Francesco Minutoli, Biagio Mei e certo Maestro Onorio). Nel periodo fra il 1200 e il 1300 predominava la fusione di motivi bizantini e saraceni che si ispiravano a ornati geometrici floreali, a grifoni, draghi, aquile, e altri animali di fantasia.

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