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Sul caso Minetti il direttore di Libero apprezza la posizione dell’Associazione magistrati che solidarizza con la procuratrice di Milano

Il direttore Alessandro Sallusti su Libero riflette sulla richiesta di risarcimento da 250 milioni di dollari avanzata negli Stati Uniti contro Il Fatto Quotidiano e, in parte, contro la Rai per alcune affermazioni trasmesse da Report riguardanti la grazia concessa a Nicole Minetti. Pur riconoscendo che non è mai positivo vedere colleghi giornalisti coinvolti in cause che possono avere conseguenze economiche molto gravi, l’autore ritiene che la vicenda debba aprire una riflessione sul modo di fare informazione. Secondo Sallusti, il caso rappresenta un esempio dei rischi legati a quella che definisce una “cultura del sospetto”, trasformata negli anni in una pratica giornalistica che tende a privilegiare ipotesi e convinzioni rispetto a fatti verificati e documentati. A suo giudizio, la libertà di stampa può svolgere pienamente il proprio ruolo democratico solo se fondata sul rigore nell’accertamento dei fatti e non sulla difesa di tesi precostituite. L’editorialista sostiene che, nel caso della grazia a Minetti, gli elementi raccolti dall’inchiesta non abbiano trovato conferma e che le accuse abbiano finito per coinvolgere indirettamente anche l’operato del Presidente della Repubblica, che quel provvedimento aveva concesso. Sallusti attribuisce inoltre particolare importanza alla presa di posizione dell’Associazione nazionale magistrati, che ha espresso solidarietà alla procuratrice generale di Milano Francesca Nanni dopo le critiche ricevute dal quotidiano diretto da Marco Travaglio. Per l’autore, si tratta di un segnale significativo perché arriva da un ambiente tradizionalmente considerato vicino alle battaglie sostenute dal giornale. Nella parte finale dell’articolo, Sallusti afferma che essere convinti delle proprie ragioni non equivale necessariamente ad averle e che continuare a sostenere una ricostruzione nonostante contestazioni e smentite non rappresenta una prova di indipendenza o di libertà di stampa. Al contrario, conclude, il giornalismo deve misurarsi con la verifica dei fatti e con la responsabilità delle proprie affermazioni.

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