Vicenda Minetti-Cipriani, una riflessione sul comportamento di qualche “scuppista” va fatto
Il direttore di Libero Alessandro Sallusti scrive che la decisione della Procura generale di Milano di confermare la legittimità della grazia concessa a Nicole Minetti smentisce in modo netto l’inchiesta del Fatto Quotidiano che ne aveva contestato i presupposti. L’autore ricorda che, dopo ulteriori verifiche, la procuratrice generale avrebbe definito infondate le accuse sollevate dal quotidiano, sostenendo che alcune delle informazioni utilizzate risultavano false. Sallusti osserva che quello che era stato presentato come uno scoop giornalistico ha finito per coinvolgere esponenti politici e figure di primo piano dell’informazione, citando in particolare commenti televisivi nei quali la versione del Fatto Quotidiano era stata accolta come definitiva e utilizzata per criticare sia Minetti sia chi aveva firmato il provvedimento di grazia. L’editoriale richiama anche il ruolo di giornalisti e trasmissioni che, secondo l’autore, hanno amplificato accuse poi rivelatesi prive di fondamento. Per Sallusti, la vicenda non rappresenta soltanto l’errore di un singolo cronista o di una testata, ma evidenzia un problema più ampio che coinvolge una parte del sistema mediatico italiano. L’autore sostiene che alcuni organi di informazione avrebbero agito con la convinzione di poter influenzare il dibattito pubblico senza adeguati controlli e senza assumersi pienamente la responsabilità delle conseguenze delle proprie accuse. In questo quadro richiama anche il caso di Vittorio Sgarbi, che sarebbe stato a sua volta colpito da contestazioni successivamente rivelatesi infondate. Secondo Sallusti, l’episodio Minetti rischia di produrre un danno più generale alla credibilità dell’informazione tradizionale, già sottoposta alla concorrenza e alla sfiducia generate dall’ambiente digitale. L’autore afferma che una parte del giornalismo avrebbe progressivamente sostituito il principio della verifica dei fatti con una logica orientata alla delegittimazione degli avversari politici e personali, trovando spesso sostegno in altri settori del mondo mediatico. Per questo considera la vicenda una sconfitta non solo per chi ha promosso l’inchiesta, ma per un intero modello di informazione che, a suo giudizio, ha perso affidabilità agli occhi dell’opinione pubblica.





