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Prodi duro con i suoi compagni di avventura: “Gli emarginati e gli insicuri cercano risposte altrove”

Romano Prodi sul Mattino scrive che il progressivo arretramento dei partiti riformisti e di centrosinistra non può essere spiegato soltanto con problemi di leadership o con i cambiamenti sociali che hanno ridotto il peso delle tradizionali classi popolari. L’autore osserva che proprio mentre aumentano le disuguaglianze e cresce il numero di persone che avrebbero bisogno di protezione e sostegno, molti di coloro che si sentono emarginati e insicuri cercano risposte altrove. Questo fenomeno riguarda gran parte delle democrazie occidentali, dove il consenso riformista tende a concentrarsi nelle aree metropolitane e tra i ceti più istruiti e socialmente più sicuri. Prodi cita il caso di Venezia, dove il centrosinistra ha prevalso nel centro storico ma è risultato minoritario nei quartieri popolari di Mestre e Marghera, considerandolo un esempio di una tendenza più ampia. A suo giudizio, nelle prime generazioni del dopoguerra i partiti riformisti avevano alimentato fiducia nel futuro e contribuito a ridurre le disparità sociali, mentre la svolta impressa da Margaret Thatcher e Ronald Reagan ha affermato un modello fondato sulla centralità del mercato. Di fronte a quella trasformazione, sostiene l’autore, i partiti socialdemocratici non hanno elaborato una proposta alternativa complessiva, limitandosi spesso a correzioni parziali. Prodi afferma che gli squilibri prodotti negli ultimi decenni, aggravati dalla crescente concentrazione di ricchezza e potere, non possono essere affrontati con interventi marginali. Richiama a questo proposito un passaggio dell’enciclica di Papa Leone XIV, secondo cui la giustizia sociale non può essere separata dai processi economici ma deve riguardare tutte le fasi della produzione e della distribuzione della ricchezza. Per l’autore è necessario un ripensamento complessivo delle regole economiche e politiche, capace di governare i cambiamenti tecnologici e sociali senza limitarsi alla difesa dell’esistente. Solo una proposta riformista ampia e condivisa, conclude, può contrastare l’aumento delle disuguaglianze e offrire una prospettiva credibile a chi oggi si sente escluso, contribuendo così alla difesa della democrazia, della libertà e della giustizia sociale.

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