Intelligenza artificiale, se e come si può regolare: la risposta a queste domande
Alberto Heimler su InPiù si domanda, e si risponde, se e come è si può regolare l’intelligenza artificiale. L’eccessiva regolazione blocca la crescita e lo sviluppo. Un solo esempio. Il car sharing si è sviluppato in Europa, e anche in Italia prima che altrove, proprio per l’assenza di regolazione. Il mercato poi ha in parte marginalizzato il servizio a favore dei monopattini elettrici più facili da gestire e da parcheggiare, ma resta il fatto che Enjoy e Car2GO si sono rapidamente sviluppate per sfruttare opportunità di mercato. Il loro successo è stato dovuto al fatto che il servizio era innovativo e non impattava negativamente su alcuna categoria o settore. Il caso Uber è istruttivo. La piattaforma,danneggiando forse molto meno di quanto si ritiene i tassisti, è stata bloccata in molti paesi, inclusa naturalmente l’Italia. E arriviamo all’intelligenza artificiale (Ia). Il suo impatto è in prospettiva dirompente e rischia di influenzare i sistemi informativi, il mercato del lavoro, la sicurezza cibernetica, le applicazioni militari e gli stessi processi politici. Gli esperti dicono che fare proiezioni sul suo utilizzo e sulle sue evoluzioni per un periodo superiore ai due anni è pura fantasia. Per ora le grandi piattaforme, ChatGPT, Claude, Deepseek e altre, si sono sviluppate negli USA e in Cina. L’Europa è praticamente assente. In questa situazione, indirizzarne l’evoluzione con una regolazione ex-ante non sembra la strategia migliore, perché l’innovazione è per sua natura imprevedibile e in ogni caso si rischia di favorire gli operatori già presenti sul mercato e meglio in grado di sopportare costi regolatori elevati.
E invece l’Europa si è distinta proprio nell’imporre vincoli regolamentari ex-ante, prima al digitale, dove pure mancano grandi imprese europee, e poi anche all’intelligenza artificiale. A differenza della regolazione ex-post che si adatta ai danni effettivamente osservati, la regolazione ex-ante rischia di frenare possibili e benefiche traiettorie tecnologiche future. In generale, la regolazione non frena la crescita quando si individuano chiari criteri d’intervento che emergono quando essi si sono manifestati, sia pure in minima parte. Nel caso dell’Ia essendo una tecnologia innovativa e in profonda evoluzione non sono veramente chiare le evenienze concrete da cui occorre proteggersi. L’Ue individua la categoria dei rischi sistemici, ma è un concetto volutamente vago che rischia di bloccare le nuove iniziative e soprattutto introduce profonda discrezionalità agli interventi regolatori. Mentre i rischi sistemici nei mercati finanziari sono ben noti, nel caso dell’Ia non è ancora così e si cerca di plasmare un mondo in divenire, anche irrigidendolo con nuove funzioni regolatorie in parte attribuite ad autorità di nuova costituzione il cui potere si accrescerà tanto più interverranno. E i minacciati dall’Ia non mancheranno di farsi avanti! Insomma, in una situazione in profonda evoluzione sarebbe stato meglio lasciare il mercato libero intervenendo soprattutto ex-post quando necessario, nel caso anche con divieti molto più incisivi di quanto previsto attualmente. E l’Italia si è subito accodata con la legge n. 132 del 23 settembre 2025. Invece di reagire alla sfida tecnologica di USA e Cina si è deciso di regolare, indirizzare, vietare. Non sembra una strategia vincente.





