Cosimo Ceccuti racconta la vita passata accanto al maestro Giovanni Spadolini
Una serata in cui cultura e solidarietà si sono intrecciate, raccontate a cuore aperto, intorno a un tema che richiede ascolto, competenza e responsabilità: le storie dei bambini affetti da malattie rare e delle loro famiglie. A Villa Olmi, il Rotary Club Firenze presieduto da Joern Lahr ha promosso l’incontro dedicato a “Storie di bambini rari, non invisibili”, trasformando l’appuntamento in un momento di riflessione civile e di attenzione concreta verso chi affronta ogni giorno percorsi complessi, spesso silenziosi. Ad aprire la serata però è stato un momento di approfondimento culturale, con la relazione del professore Cosimo Ceccuti (nella foto), presidente della Fondazione Spadolini Nuova Antologia, dal titolo “Il Sodalizio della vita”, un racconto del proprio cammino umano e professionale fino alla docenza, al fianco del noto statista fiorentino Giovanni Spadolini, di cui Ceccuti è stato allievo prediletto nonché erede spirituale. Il professore ha portato nella serata il valore dell’esperienza personale, della formazione e della dedizione, ricordando come ogni percorso di vita possa diventare testimonianza quando viene condiviso con autenticità “L’insegnamento più prezioso che Spadolini mi ha dato – ha spiegato Ceccuti – sono stati quegli stessi valori in cui lui stesso ha sempre creduto e che hanno guidato la sua intera esistenza: l’onestà intellettuale, l’amore per la cultura – libera, aperta al dialogo e indipendente – e la dedizione ai giovani. A loro disposizione Spadolini ha voluto mettere il patrimonio librario, artistico, più in generale culturale, raccolto nel corso della sua vita ed oggi conservato nella Casa museo e nella Biblioteca della Fondazione Spadolini Nuova Antologia.” Accanto a lui la figlia, la giornalista Caterina Ceccuti, vicepresidente di Voa Voa – Amici di Sofia aps, che nella seconda parte della serata ha richiamato l’attenzione sulla necessità di sostenere in modo concreto i bambini colpiti da malattie rare neuro degenerative e le loro famiglie. Non solo sensibilizzazione, dunque, ma impegno tangibile, quello che passa dalla ricerca, dalla diagnosi precoce, dall’accompagnamento per tutta la durata della vita del bambino e dalla capacità di costruire reti assistenziali e umane intorno alla famiglia che se ne prende cura, una famiglia che altrimenti rischia di rimanere sola dinanzi alla malattia.





