Arezzo, musi lunghi in piazza Sant’Agostino per la scelta del “fuori mi chiamo” di Donati
Luigi Alberti.
Musi lunghi in Piazza Sant’Agostino, storica sede che un tempo ospitava la Federazione aretina del Pci. Oggi solo una parte è occupata dal Pd. “Il fuori mi chiamo” di Donati scopre un nervo che rischia di mettere in difficoltà l’obiettivo inseguito da Vincenzo Ceccarelli (nella foto). “Adesso bisogna lavorare per convincere chi ha votato Donati al primo turno. La maggioranza sono elettori del Pd o del centro sinistra” – dicono gli esponenti della segreteria. I numeri danno una piccola speranza visto che il centro destra con Comanducci ha preso il 43.8 dei voti. Quindi la dote elettorale che Donati ha catturato nel segreto delle urne diventa decisiva. Ma gli interrogativi si sprecano. In politica 2+2 non fa ma quattro. Se hanno scelto Donati è anche per il candidato scelto dal campo largo. Non manca anche l’irritazione per la scelta dello stesso Donati che qualcuno ha definito “pilatesca”. In casa civica la freddezza nei confronti del Pd arriva in primis da chi in quel partito ha avuto un ruolo dirigente. Poi il sondaggio fatto uscire a poche ore dallo stop, è stato interpretato come un danno oggettivo a chi puntava ad andare al ballottaggio. In casa Pd ribadiscono che Donati ha sbagliato la mossa. “Dovevo rispettare chi ci ha votato” ha ribadito il candidato arrivato terzo. Ma chi lo ha votato deciderà la partita tra Marcello Comanducci e Vincenzo Ceccarelli.





