Con Vannacci nel Campo largo di destra la coalizione di Meloni vincerebbe le elezioni politiche
Nando Pagnoncelli analizza sul Corriere della Sera le intenzioni di voto dei cittadini che segnalano con evidenza come l’ipotizzata onda lunga a favore del centrosinistra dopo la vittoria referendaria non ci sia stata. Anzi: Fratelli d’Italia si rafforza rispetto al mese scorso, collocandosi al 27,6% con una crescita dell’1,4%; crescita che compensa le perdite in particolare di Forza Italia (oggi all’8,2%, in calo dello 0,8%), mentre la Lega si colloca al 5,7%, sostanzialmente stabile al livello più basso dalle Politiche.
Cresce dello 0,7%, invece, Futuro nazionale di Vannacci, oggi stimato al 4,8%. Tra le forze di opposizione il Pd perde il 2,2% e viene stimato al 20,1%, il dato più basso degli ultimi anni. Sembra pagare la «non vittoria» delle amministrative (ma il conto di vincitori e perdenti si dovrà fare dopo i ballottaggi), in particolare a Venezia, su cui aveva molto investito. Stabili le altre forze, dai pentastellati stimati al 14,5% su cui non sembrano pesare i risultati non entusiasmanti delle elezioni locali, fino ad Avs (6,8%), Italia viva (2,0%) e +Europa (1,5%).
Altrettanto stabile Azione, forza stimata al 3,1%. È interessante notare una certa crescita della partecipazione, anche questa presumibilmente frutto delle recenti consultazioni: oggi incerti e astensionisti sono al 39,8%, due punti in meno rispetto ad aprile. Che l’onda del referendum non abbia avuto effetti si evidenzia non solo dai dati appena illustrati ma anche dai flussi di voto: tra gli elettori del No quasi un quarto è tornato ad astenersi, dato che invece scende al 16% tra chi votò Sì.
Se simuliamo i risultati in termini di seggi, sulla base dell’ultima ipotesi di riforma elettorale che ha abbassato il premio di maggioranza originariamente previsto nello Stabilicum, i risultati variano in funzione della presenza o meno di Futuro nazionale nella coalizione di centrodestra.
Senza Vannacci (che, come vediamo dai flussi, ottiene voti principalmente dalla Lega, quindi da Fratelli d’Italia e in misura minore ma apprezzabile anche da chi alle Europee si è astenuto), il campo progressista otterrebbe il 44,9% contro il 42,3% del centrodestra e si aggiudicherebbe il premio di maggioranza con 220 deputati, il centrodestra ne avrebbe 148, Futuro nazionale 17, Azione 11, le altre forze 4.
Se invece Futuro nazionale fosse organico al centrodestra, questa coalizione otterrebbe il premio di maggioranza di 220 seggi, il centrosinistra ne avrebbe 165, Azione 11, gli altri 4. Naturalmente si tratta di stime che ipotizzano che, nelle diverse alleanze, tutti gli elettori dei singoli partiti convergano sulle coalizioni di riferimento. Sappiamo però che non sempre la somma fa il totale: la presenza di Vannacci è esclusa da Forza Italia, mentre nel centrosinistra abbiamo visto gli elettori pentastellati scegliere in misura rilevante il candidato del centrodestra a Venezia. Insomma, non è detto che questa convergenza sia assicurata.
Per quel che riguarda il gradimento di governo e presidente del Consiglio, nonostante i segnali di difficoltà evidenziati in apertura, i dati sono sostanzialmente stabili: il governo ha un indice di apprezzamento (la percentuale di valutazioni positive su chi si esprime, esclusi i non sa) di 40 contro il 41 del mese scorso, l’apprezzamento di Giorgia Meloni resta al 42.
Infine, per quel che riguarda i leader politici si registrano modeste variazioni (Conte mantiene oramai da tre mesi la prima posizione, relegando Tajani al secondo posto), con l’eccezione di Elly Schlein che, coerentemente con il calo registrato per il suo partito, perde tre punti.
In sostanza non ci sono state ricadute davvero importanti né dalle difficoltà che attraversa il Paese, tenuto conto che non ha inciso sull’apprezzamento del governo e sulle intenzioni di voto per il centrodestra, né dall’esito del referendum che non ha favorito la coalizione progressista nel voto reale delle comunali e neppure nelle intenzioni del sondaggio odierno. Ci aspetta una lunga e complessa campagna elettorale.





