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L’escluso di Corte, perché Harry e Meghan sono i grandi assenti al matrimonio di Péter Phillips

Ariel Piccini Warschauer.

Londra. C’era un tempo, che oggi pare remoto come l’epoca della regina Vittoria, in cui i Windsor lavavano i panni sporchi nelle segrete stanze di Kensington Palace, offrendo al mondo solo la facciata impeccabile di una ditta unita e indistruttibile. Quel tempo, ahimè, è tramontato sotto i colpi di martello dei bestseller da tabloid e delle serie Netflix. L’ultimo, plastico segnale di questa frattura insanabile ci arriva dalle verdi e idilliache colline delle Cotswolds, dove il prossimo 6 giugno si celebrerà quello che i beninformati hanno già battezzato “il matrimonio reale dell’anno”.

Peter Phillips, il primogenito della Principessa Anna – uomo da sempre schivo, lontano dai riflettori e per questo amatissimo dalla compianta regina Elisabetta – impalmerà la sua Harriet Sperling, un’infermiera del servizio sanitario nazionale. Un matrimonio che sa di normalità borghese e di ritrovata serenità istituzionale. Nella lista degli invitati che affolleranno la chiesa di All Saints a Kemble, nel Gloucestershire, figurano teste coronate, principi consorti e l’intera prima linea della Casa Reale. Tutti, tranne due. I grandi assenti, manco a dirlo, sono loro: Harry e Meghan, i Duchi di Sussex.

La mancata spedizione dell’invito oltreoceano, nella sfarzosa enclave di Montecito, non è una semplice dimenticanza da ufficio del protocollo. È, al contrario, un atto politico voluto. A Palazzo le parole d’ordine sono diventate due: protezione e stabilità. La presenza dei Sussex viene ormai considerata dai cortigiani – e, si sussurra, dallo stesso sposo – come decisamente “tossica” e inopportuna. Peter Phillips, da perfetto gentiluomo di campagna inglese, ha un obiettivo chiarissimo: evitare che il giorno più importante della sua vita privata si trasformi nell’ennesimo capitolo di una tragica soap opera globale. La paura, tutt’altro che infondata, era che l’arrivo di Harry e Meghan avrebbe scatenato un circo mediatico senza precedenti, capace di fagocitare i veri protagonisti della giornata. Il rischio? Vedere l’obiettivo dei fotografi spostarsi dal bouquet della sposa alle occhiate gelide tra i due fratelli coltelli, William e Harry.

I nostalgici della Corona ricorderanno certamente che nel 2018, al fastoso matrimonio di Harry e Meghan nella cappella di San Giorgio a Windsor, Peter Phillips era in prima fila a gioire per il cugino. E lo stesso Harry non aveva fatto mancare la sua presenza alle nozze di Zara, la sorella di Peter, splendida campionessa di equitazione.

Cosa è cambiato da allora? Tutto. Nel mezzo ci sono state: l’intervista bomba rilasciata a Oprah Winfrey; Le seicento pagine di rancore stampate nel memoriale Spare e i documentari d’accusa contro l’istituzione monarchica.

Fonti vicine alla famiglia reale confermano che tra Peter e Harry non ci sono più contatti da anni. Il legame si è semplicemente logorato fino a spezzarsi. Ma ridurre la questione a un bisticcio tra cugini sarebbe un errore di prospettiva.

L’esclusione dei Sussex è il manifesto della nuova strategia di Re Carlo III e del Principe William. La linea di demarcazione è stata tracciata sulla pietra: chi sceglie di uscire dalla “Ditta” per monetizzare il proprio status reale all’estero, non può pretendere di mantenere i privilegi della ditta stessa, nemmeno quelli di natura familiare e affettiva.

Non c’è spazio per i ritorni di comodo, non c’è spazio per le passerelle coreografate a beneficio dei paparazzi inglesi o americani. La Famiglia Reale si barrica dietro la sua liturgia e protegge i suoi membri più fedeli, lasciando i ribelli fuori dal cancello di palazzo. 

Il segnale che arriva da Londra è di una chiarezza raggelante. Mentre Peter e Harriet si scambieranno le promesse d’amore davanti a Re Carlo III e alla Regina Camilla, a migliaia di chilometri di distanza Harry e Meghan dovranno accontentarsi di leggere la cronaca mondana sui giornali. La riconciliazione non è mai stata così lontana e la foto di famiglia dei Windsor, d’ora in poi, sarà decisamente meno affollata, ma certamente più serena.

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Con Vannacci nel Campo largo di destra

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