Il Pnrr occasione persa per ridurre le disuguaglianze generazionali
Chiara Saraceno su La Stampa sostiene che uno degli obiettivi centrali del Pnrr — ridurre le diseguaglianze generazionali ampliando le opportunità per i giovani — sia rimasto in gran parte incompiuto. L’autrice ricorda che il sostegno alle nuove generazioni, insieme all’uguaglianza di genere e alla riduzione del divario Nord-Sud, avrebbe dovuto rappresentare un asse trasversale dell’intero Piano, attraverso interventi coordinati e di lungo periodo. Secondo Saraceno, però, questa impostazione è stata dispersa in misure frammentate e prive di una logica sistemica. La sociologa critica in particolare il mancato rispetto dell’obiettivo che prevedeva di destinare almeno il 30% dei nuovi posti di lavoro creati dal Pnrr a giovani e donne. Le numerose deroghe introdotte avrebbero consentito alle imprese di evitare investimenti nella formazione dei giovani lavoratori, privilegiando personale già “pronto all’uso”. Anche i fondi contro l’abbandono scolastico, sostiene, sarebbero stati distribuiti senza costruire vere comunità educative capaci di sostenere i ragazzi più fragili e contrastare la povertà educativa. Saraceno evidenzia inoltre la persistenza di forti disuguaglianze territoriali nelle infrastrutture educative e sottolinea che, sebbene gli abbandoni scolastici precoci siano diminuiti, resta alta la cosiddetta “dispersione implicita”, cioè l’incapacità di molti studenti di raggiungere competenze adeguate. Questo fenomeno colpisce soprattutto i giovani provenienti da contesti sociali svantaggiati, che costituiscono anche la parte più vulnerabile dei Neet, giovani che non studiano né lavorano. Secondo l’autrice, per molti di loro la precarietà lavorativa rischia di trasformarsi in un destino, soprattutto per le giovani donne, spesso scoraggiate sia dalla mancanza di opportunità sia da modelli culturali che limitano l’investimento sulla propria autonomia. La conclusione è che il Pnrr abbia inciso poco sulle opportunità delle nuove generazioni, pur aumentando un debito pubblico che ricadrà proprio sui giovani di oggi e di domani.





