La lezione al Pd che viene dal voto delle elezioni comunali
Il direttore del Fatto Marco Travaglio interpreta il voto amministrativo come una nuova lezione per il centrosinistra dopo quella, già ignorata secondo lui, del referendum sulla giustizia. Pur sostenendo che le Comunali non anticipino automaticamente le Politiche del 2027, Travaglio ritiene che mostrino un elemento decisivo: gli elettori si mobilitano soltanto quando percepiscono una candidatura o una battaglia capace di rappresentarli davvero. L’autore contrappone il caso di Pistoia a quello di Venezia. A Pistoia, sostiene, il centrosinistra avrebbe vinto grazie alla candidatura civica del professor Capecchi, vicino ai movimenti pacifisti e pro-Gaza, scelto alle primarie contro la candidata del Partito Democratico. A Venezia, invece, il Pd avrebbe imposto una figura percepita come espressione dell’apparato, il parlamentare Andrea Martella, allontanando parte dell’elettorato vicino al Movimento 5 Stelle e ad Alleanza Verdi e Sinistra. Per Travaglio, proprio questa scelta avrebbe favorito la vittoria del centrodestra. Il direttore del Fatto critica anche il dibattito interno al centrosinistra, giudicando secondarie le discussioni su Europa, Ucraina o centro politico rispetto alla necessità di conquistare nuovi voti. A suo avviso, il Pd continua a puntare su dirigenti locali e figure consolidate che mantengono consenso nei territori ma non riescono ad attrarre giovani e astenuti. In questo senso cita personalità come Vincenzo De Luca, simbolo di un sistema politico radicato ma poco innovativo. Secondo Travaglio, la segretaria dem Elly Schlein non è riuscita finora a creare una nuova classe dirigente capace di parlare a chi si è allontanato dalla politica. La conclusione dell’editoriale è che il centrosinistra, se vuole davvero allargare il proprio consenso, debba superare le logiche di apparato e puntare su candidati credibili, autonomi e rappresentativi di istanze reali della società.





