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Il lavoro non basta più e il welfare aziendale diventa la nuova frontiera del benessere

Il lavoro perde centralità nella vita degli italiani, mentre cresce la richiesta di benessere, riconoscimento personale e qualità della vita. È quanto emerge dal IX Rapporto Censis-Eudaimon 2026, che analizza l’evoluzione del welfare aziendale e il cambiamento profondo nel rapporto tra persone e occupazione. Ne parla Euroborsa.it.

Secondo lo studio, il lavoro non rappresenta più il principale pilastro identitario degli italiani, ma viene considerato uno strumento utile a garantire equilibrio personale, serenità e benessere complessivo. In un clima segnato da guerre, instabilità economiche e incertezze internazionali, le persone tendono sempre più a concentrare le proprie energie sulla cura di sé e sulla qualità della propria esistenza. Non a caso, l’83,6% dei lavoratori si aspetta che l’azienda si impegni concretamente per il loro benessere. 

Il rapporto evidenzia anche una crescente insoddisfazione economica. Il 57,7% dei dipendenti ritiene infatti la propria retribuzione non adeguata rispetto alla quantità e qualità del lavoro svolto, mentre oltre la metà degli italiani dichiara di non riuscire ad accantonare risparmi per spese importanti. Dal 2007, inoltre, le retribuzioni reali risultano diminuite dell’8,7%, complice l’impatto dell’inflazione sul potere d’acquisto. 

Accanto alla questione salariale emerge poi un forte deficit di riconoscimento immateriale. Quasi otto lavoratori su dieci non si sentono sufficientemente valorizzati all’interno della propria azienda e oltre il 60% lamenta una scarsa autonomia professionale. Una situazione che, secondo il rapporto, rischia di indebolire appartenenza, motivazione e coinvolgimento organizzativo. 

Tra i giovani prende sempre più spazio anche la cosiddetta “sindrome dell’impostore”. Il 38,1% degli under 35 dichiara sintomi riconducibili a insicurezza professionale, difficoltà nel riconoscere i propri successi e timore costante di non essere all’altezza. Per il Censis, strumenti come mentoring, coaching e supporto psicologico rappresentano oggi leve strategiche nella gestione delle risorse umane. 

Lo studio sottolinea inoltre come valori, etica e reputazione sociale stiano diventando elementi centrali nelle scelte lavorative. Oltre la metà degli occupati preferirebbe infatti lavorare per un’azienda di cui condivide i valori anche a fronte di uno stipendio più elevato altrove. 

Il welfare aziendale assume così un ruolo sempre più decisivo anche nella capacità delle imprese di attrarre e trattenere talenti. Il 71,6% dei lavoratori sceglierebbe un nuovo datore di lavoro anche sulla base del welfare offerto, mentre per l’84,1% questi strumenti migliorano motivazione e produttività. 

Le aziende stanno progressivamente ampliando l’offerta di servizi, non solo integrazioni economiche, ma anche sanità, previdenza, supporto psicologico, cultura, fitness, turismo, assistenza familiare e servizi per caregiver. Il rapporto segnala inoltre una crescente domanda di semplicità digitale, il 95,1% dei lavoratori ritiene fondamentale che i servizi welfare siano facili da utilizzare online

Per il Censis il futuro del lavoro passerà sempre più dalla capacità delle imprese di costruire ambienti in cui benessere, ascolto e qualità delle relazioni diventino elementi strutturali e non semplici benefit accessori.

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