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Ignazio La Russa e Giorgio Almirante che “aiutò il percorso verso la democrazia”

Virginia Piccolillo sul Corriere della Sera intervista il presidente del Senato Ignazio La Russa. Giorgia Meloni ricorda Giorgio Almirante che «continua a vivere nel percorso della destra». Presidente La Russa, lo ripescate perché temete Roberto Vannacci? «Ricordo Almirante ogni anno. Di solito vado anche alla messa. Nessun ripescamento, quindi. Lo ammiravo politicamente e l’ho conosciuto apprezzandone anche l’ironia. Vannacci non lo conosco personalmente e non l’ho mai visto negli anni in cui la militanza a destra era difficile. Forse perché era militare, ma comunque non c’era. Quindi mi sembra un’accusa talmente meschina che, con tutto il rispetto per Vannacci, mi viene da ridere». Lei è presidente del Senato, Almirante fu capo di gabinetto del Minculpop fascista nella Repubblica di Salò. «Sì, ma dopo aiutò il percorso verso la democrazia». Ne è sicuro? «Non lo dico io ma due presidenti della Repubblica, di cui uno ex Pci, e un presidente della Camera ex comunista». Chi? «Luciano Violante disse che anche lui “si impegnò per costruire un nuovo rapporto tra lo Stato e le masse popolari”. Sergio Mattarella ricordò che cercò “di legare i fili di una coerenza morale. E anche negli anni più difficili seppe comprendere l’importanza del dialogo e del confronto parlamentare” favorendo l’inclusione dell’elettorato di destra. Giorgio Napolitano apprezzò che cercò “piena legittimazione nel sistema democratico” e gli riconobbe il “merito di contrastare impulsi antiparlamentari dimostrando convinto rispetto per le istituzioni repubblicane”. Il Papa lo ricevette in Vaticano. E al suo funerale, in chiesa, trasmesso in diretta dalla Rai, parteciparono Giancarlo Pajetta e Nilde Iotti». Il Pd ora lo ricorda come «fucilatore di partigiani», la cui storia si intrecciò con la stagione delle trame nere. «Almirante non ha mai fucilato nessuno. Altrimenti sarebbe stato condannato e si sarebbe dovuta chiedere l’amnistia». Non firmò un manifesto in cui lo si minacciava? «Ma era un invito a deporre le armi». Però scriveva su “La difesa della razza” che inneggiava all’antisemitismo. «È l’unica accusa vera: l’essersi mostrato non contrario all’antisemitismo. Cosa di cui, però, si è sempre detto pentito. Ci ha scritto un libro». 

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