Anvur e punti nascita, le proteste quando i buoi sono usciti dalla stalla
Stefano Bisi.
Ci sono due vicende di cui si parla in questi giorni che sono lontane solo all’apparenza, perché unite dalla stessa rabbia che si esprime quando i buoi sono già usciti dalla stalla. In Valdelsa (ospedale di Campostaggia), Montevarchi (La Gruccia) e Val di Chiana (Nottola) si protesta e ci si arrabbia perché il ministero della sanità ha deciso di chiudere i tre punti nascita perché non raggiungono i numeri minimi di nascite. A Poggibonsi poi l’ospedale è stato definito a misura di bambino grazie soprattutto a medici valorosi quali sono stati Carlo Buffi e Luigi Vispi, ma non basta perché i numeri sono impietosi per i burocrati della sanità. L’assessora regionale toscana al welfare Monia Monni (nella foto) prova ad alzare la voce, anche se sarebbe interessante sapere sotto quali ministri sono state approvate le regole. Non vorrei che nel centrosinistra si facesse qualche amara scoperta. E’ una pista da esplorare.
La vicenda dei punti nascita da chiudere è analoga alla protesta di alcuni deputati dell’opposizione che si sono arrabbiati, in maniera molto tardiva, sulle nomine all’Anvur, la potente Agenzia di valutazione delle università, che sarebbero state lottizzate dai partiti del governo Meloni. E perché quelli di centrosinistra non lottizzavano? Ora anche il Tg3 si è accorto di quello che è successo all’Anvur. Peccato, e la parola ci sta bene, che non si sia sottolineato un aspetto addirittura più discutibile della lottizzazione, cioè la nomina a presidente di Venerando Marano, attuale presidente (non è un gioco di parole) del tribunale del Vaticano scelto un anno e mezzo fa da papa Francesco.
Parlamentari di centrosinistra protestano per le nomine all’Anvur, sindaci (anche di centrodestra) protestano per la chiusura dei punti nascita, ma perché solo ora?





