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Anche i miopi deputati delle opposizioni si accorgono, in ritardo, delle nomine all’Anvur

Stefano Bisi.

Ormai i buoi, meglio scrivere i bovi, sono scappati e alcuni parlamentari delle opposizioni si accorgono di quello che è successo all’Anvur, la potentissima Agenzia per la valutazione dell’università e della Ricerca. Gridano: “Spartizione vergognosa” e vanno all’attacco della ministra Anna Maria Bernini sulle nomine all’Anvur decise dalla maggioranza nel consiglio dei ministri. Da giorni su sfogliamo.eu scriviamo di quello che poi è accaduto e della cui portata non hanno compreso appieno neppure ora i deputati piddini. Hanno nominato Venerando Marano presidente, che lascia la presidenza del tribunale del Vaticano; Giovanna Cassese, Matteo Lorito, Francesco Priolo e Aurelio Tommasetti a componenti del consiglio direttivo.

“Il governo ha proceduto a una clamorosa e vergognosa spartizione partitica nelle nomine all’Anvur, quella che dovrebbe essere l’agenzia indipendente di valutazione della ricerca. – così Alfredo D’Attorre (Pd), Antonio Caso (M5s), Elisabetta Piccolotti (Avs), Davide Faraone (Iv) – Un nome a testa per FdI, Forza Italia, Lega nel prossimo direttivo, con Forza Italia che nei giorni scorsi ha addirittura espresso soddisfazione sulla stampa locale della Campania per aver ottenuto una propria diretta rappresentanza all’Anvur”.

“Siamo a un livello di degrado impressionante e con pochi precedenti in ambito universitario – continuano – . E’ peraltro sconcertante che la ministra Bernini, dopo aver modificato il regolamento dell’Anvur attribuendosi la nomina diretta del presidente, abbia posto il segretario generale del ministero a coordinare il Comitato di selezione delle candidature”.

“Altrettanto grave è che questo accordo che la maggioranza di governo ha trovato sulla spartizione dell’Anvur, infliggendo un colpo mortale alla residua credibilità di questa agenzia, sia stata la merce di scambio per la decisione di procedere in maniera blindata all’approvazione del ddl Bernini sul reclutamento, che localizza totalmente i concorsi universitari, contraddicendo clamorosamente l’impegno che la ministra aveva pubblicamente preso a riaprire un confronto di merito. Come forze di opposizione, nei prossimi giorni adotteremo ogni iniziativa, dentro e fuori e il Parlamento, perché questo scempio ai danni dell’università e della ricerca in Italia sia denunciato e contrastato”, concludono. I deputati delle opposizioni guardano alla spartizione che, peraltro, avveniva anche in passato e tralasciano l’aspetto della nomina del presidente che passa dal tribunale del Vaticano all’Anvur, dopo aver rappresentato per anni lo Stato Vaticano nelle commissioni paritetiche con lo Stato Italiano che, prima o poi, si ricorderà che è uno stato laico.

Venerando Marano, presidente del tribunale del Vaticano dal primo gennaio 2025, era effettivo in seno alla stessa istituzione come presidente aggiunto. Ha sostituito Giuseppe Pignatone, che aveva assunto la medesima carica nel 2019 e per il quale l’11 dicembre del 2024 il papa aveva accettato le dimissioni per raggiunti limiti di età.

Marano è ordinario di Diritto canonico e Diritto ecclesiastico all’Università degli Studi di Tor Vergata, dove svolge il ruolo di direttore del Dipartimento di Giurisprudenza. Tra gli altri incarichi, è componente del Comitato direttivo del Centro Studi sugli Enti ecclesiastici della Cattolica e autore di numerose pubblicazioni in tema di diritto ecclesiastico. Non so se gli incarichi di presidente di Anvur e del tribunale vaticano sono compatibili. Pensiamo di no. Intanto corre voce che l’attuale presidente di Anvur Antonio Felice Uricchio potrebbe succedere a Marano in Vaticano. Chissà se la voce si concretizzerà, ma Giulio Andreotti insegnava che a pensar male spesso si indovina.

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Anche da San Gimignano un netto no

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