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La trasformazione del sindacalismo che sciopera per la Flotilla e non per i diritti dei lavoratori

Il direttore Mario Sechi su Libero scrive che lo sciopero promosso dall’Usb in sostegno della Flotilla rappresenta una trasformazione radicale del sindacalismo, ormai orientato non più alla difesa dei lavoratori ma a una mobilitazione politica anti-Israele, antiamericana e antioccidentale. L’autore sostiene che il blocco dei trasporti abbia colpito soprattutto i ceti popolari che il sindacato dichiara di rappresentare, rivelando così una contraddizione profonda: non ci sarebbero rivendicazioni sindacali concrete, ma la volontà di utilizzare il conflitto mediorientale per costruire consenso politico attorno a un fronte “islamo-gauchista” sul modello francese, pro-Pal e filo-Hamas. Secondo Sechi, l’obiettivo sarebbe quello di alimentare l’accusa contro il centrodestra italiano, descritto come “complice del genocidio”, contribuendo al tempo stesso alla “mostrificazione” degli ebrei e di quei leader politici che non hanno aderito alle campagne contro Israele. In questo quadro, il Campo Largo e la Cgil avvertirebbero la pressione crescente di una sinistra più radicale, rappresentata da Usb e altre sigle, e reagirebbero spostandosi progressivamente verso posizioni sempre più estreme. L’autore ritiene che da Elly Schlein a Giuseppe Conte, passando per Angelo Bonelli e Nicola Fratoianni, si stia facendo strada l’idea di capitalizzare elettoralmente l’ostilità verso Israele in vista delle prossime elezioni. Gli organizzatori della Flotilla vengono descritti come provocatori interessati soprattutto alla visibilità mediatica e consapevoli che l’intervento israeliano contro l’imbarcazione sarebbe stato inevitabile. Per Sechi, questo clima produce un indebolimento delle democrazie europee attraverso la mobilitazione dell’odio come collante politico e favorisce la nascita di un possibile cartello elettorale radicale, persino di un “partito della Flotilla”, fondato su posizioni considerate apertamente antisemite. Il rischio finale, conclude, è quello di un confronto politico sempre più violento e polarizzato, in cui chi prova a contrastare questa deriva viene accusato di essere complice di Israele o degli Stati Uniti.

La trasformazione del sindacalismo che sciopera per la Flotilla e non per i diritti dei lavoratori

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