Giorgetti assediato dai ministri che chiedono più soldi per il proprio settore
La pazienza di Giancarlo Giorgetti (nella foto) comincia a somigliare sempre meno a una virtù democristiana e sempre più a una prova di resistenza istituzionale scrive Osvaldo de Paolini in un editoriale sul Giornale. Perché il ministro dell’Economia da mesi si trova stretto dentro una contraddizione che ormai attraversa tutto il governo: da una parte la realtà dei conti pubblici, dall’altra la pressione incessante di ministri, categorie e corporazioni che continuano a chiedere risorse come se il problema del debito italiano fosse un dettaglio negoziabile.
Nelle ultime settimane il disagio del titolare del Mef è diventato palpabile. Non tanto per le provocazioni dell’opposizione, quanto per il comportamento di pezzi della stessa maggioranza. Guido Crosetto continua a premere per l’adesione italiana al fondo europeo Safe, il programma destinato al rafforzamento delle capacità militari europee, che per l’Italia significherebbe l’accesso a circa 15 miliardi destinati alla difesa. Il ministro sostiene di attendere una decisione del Tesoro, ma la questione è altra: perchè Giorgetti sa perfettamente che ogni nuovo impegno finanziario oggi, rischia di scaricarsi domani su un equilibrio di finanza pubblica già sottoposto a tensioni enormi. Nello stesso momento, il ministro Adolfo Urso lamenta il definanziamento degli incentivi per l’automotive: un miliardo e mezzo dei fondi destinati entro il 2030 al settore che il governo ha invece deciso di utilizzare per la copertura del Decreto Economia a sostegno di famiglie e autotrasportatori schiacciati dai costi energetici. Anche qui la linea del Mef è stata netta nella sua semplicità: prima l’emergenza sociale immediata, poi le politiche industriali di lungo periodo. Una scelta che inevitabilmente produce scontenti, soprattutto in chi considera il proprio settore strategico per definizione.
Quanto resisterà Giorgetti?





