Correnti e sottocorrenti del Pd dove c’è tutto e il contrario di tutto
Nel Pd ribolle di nuovo la palude delle correnti, delle sottocorrenti, dei tavoli appartati e delle geometrie variabili. Mancano ancora mesi e mesi alle urne ma il partito si muove già come se fosse alla vigilia della compilazione delle liste: ciascuno conta i suoi, marca il territorio, si segnala. Lo scrive Mario Lavia su Linkiesta.
È il solito spettacolo del “nazarenismo permanente”, dove il problema più che il Paese è il posizionamento interno. In questo movimentismo un po’ confuso emergono anche alcune cose degne di nota. A partire dalla questione dei cattolici. Tema sempre ricorrente, associato per lo più alla categoria del disagio. Già molto tempo fa su Linkiesta si notava che «la torsione laica che Elly Schlein e il suo gruppo dirigente hanno impresso al Pd pone un serio problema, sia nel merito delle questioni etiche sia, nell’attitudine a prendere con nettezza posizioni, anziché professare una certa cultura dell’ascolto. Inoltre, in questi ambienti, dà fastidio che il problema politico della presenza dei cattolici non venga proprio considerato, ma al massimo tollerato e relegato nel confino dei cosiddetti indipendenti portabandiera di un certo pacifismo imbelle, da Marco Tarquinio a Paolo Ciani».
Ora sorprende un poco che l’iniziativa della componente di Graziano Delrio di domani a Roma (“Costruire comunità”) dove parteciperà Romano Prodi, verrà conclusa proprio da Ciani, vicino a Sant’Egidio, l’unico deputato del Pd che nel 2023 votò contro il decreto che autorizzava l’invio di armi all’Ucraina in nome del cosiddetto pacifismo integrale contrario sempre e comunque all’uso delle armi.
Una scelta che contrastava e contrasta con la posizione, peraltro mai supportata con la necessaria determinazione, del partito di Schlein. D’altronde all’inizio della legislatura Ciani era stato nominato vicecapogruppo proprio per rappresentare quel pacifismo radicale che mal sopporta il sostegno militare all’Ucraina. Una linea che oggi nel Pd si salda, mischiando cose diverse, con il no alla guerra di Donald Trump all’Iran e l’odio verso Bibi Netanyahu. Ma ancora una volta il problema è la linea sull’Ucraina.





