Vuol dividere l’Europa e trattare alleanze con i singoli Stati
“L’atteggiamento antagonizzante di Trump nei confronti dell’Europa (guerra dei dazi, spese per la difesa e Groenlandia) – commenta Carlo Cottarelli sul Corriere della Sera – viene da molti attribuito alla sua personalità, al suo «bullismo», che lo porterebbe a compiere azioni difficili da comprendere dal punto di vista strategico. Ma nel XXI secolo non è ovvio che la principale minaccia per gli Stati Uniti venga dalla Cina? Non sarebbe più sensato rafforzare l’alleanza con i partner europei invece di antagonizzarli? Prendiamo la Groenlandia: è chiaro che, col riscaldamento globale, sia rischioso lasciarla indifesa rispetto alle mire espansionistiche della Cina. È chiaro che una «sveglia» rispetto all’apparente inerzia europea fosse necessaria. Ma perché farlo in questo modo aggressivo? Senza sminuire gli aspetti legati alla personalità del presidente americano, credo però che il suo atteggiamento abbia una spiegazione più razionale, come emerge da due documenti strategici dell’Amministrazione Trump: la «Strategia di Sicurezza Nazionale» (Ssn) e il rapporto sugli «Sviluppi militari e di sicurezza che coinvolgono la Repubblica Popolare Cinese». Entrambi confermano che l’avversario strategicamente più rilevante per gli Usa è la Cina. Il rapporto afferma che l’Esercito Popolare di Liberazione è «una componente chiave dell’ambizione della Cina di soppiantare gli Stati Uniti» e che Pechino dispone di capacità militari in grado di minacciare direttamente la sicurezza americana. In questo confronto gli Stati Uniti hanno però bisogno di alleati. La Ssn sottolinea l’importanza della collaborazione con partner vincolati da trattati e indica l’Europa come alleato naturale. Attaccare le istituzioni europee, metterne in luce la debolezza, colpire i Paesi protagonisti dell’unificazione e introdurre dazi è funzionale all’obiettivo di trasformarli in distinte unità sovrane, singolarmente alleate agli Stati Uniti, ma incapaci di contrastarne l’egemonia. Se questo è l’obiettivo strategico, il tono usato da Trump è spiegabile razionalmente. Dipenderà dall’opinione pubblica europea se questa strategia avrà successo”.






