#CULTURA

Vincenzo Lunardi, l’aeronauta dimenticato

di Roberto Pizzi.

Il notiziario “Newsletter” del Goi ha pubblicato nel  mese scorso un articolo dal titolo “14 dicembre 1782. I fratelli Montgolfier, la Massoneria illuminista e la conquista dell’aria”, che ricordava l’invenzione del pallone aerostatico ad aria calda da parte dei fratelli Montgolfier, sperimentato con successo il 14 dicembre 1782, quando con loro a bordo si sollevòverso il cielo parigino, sconfiggendo la forza di gravità. Fu il primo aerostato a portare in aria degli esseri umani. I due fratelli erano nati ad Annonay, comune francese del dipartimento dell’Ardèche, nella regione dell’Alvernia-Rodano-Alpi. Joseph-Michel era nato il  26 agosto 1740  (morirà il 26 giugno 1810);  Jacques-Étienne, più piccolo di cinque anni, era nato  il 6 gennaio 1745 (morirà il 2 agosto 1799). In seguito al successo dei loro esperimenti furono nominati membri straordinari dell’Accademia francese delle scienze ed il padre Pierre ricevette, come riconoscimento, il titolo nobiliare ereditario “de Montgolfier” dal re Luigi XVI nel 1783.

Nell’articolo del notiziario sopra citato si è messo in risalto come questa impresa  si collocassepienamente nello spirito dell’Illuminismo europeo, coniugando scienza e libertà. Si è sottolineato,inoltre, come il frutto di questa rivoluzione tecnologica fosse nato in un contesto massonico chedava spazio al confronto, alla trasmissione del sapere ed alla fiducia nel progresso umano.

Entrambi  i fratelli, infatti,  furono Massoni, membri della celebre Loggia parigina “Les Neuf Sœurs”, una delle officine più prestigiose dell’Europa illuminista, fondata nel 1776, la quale riuniva scienziati, filosofi, artisti e uomini di pensiero che vedevano nella conoscenza un mezzo di emancipazione morale e civile. Alla stessa Loggia appartennero figure come Voltaire, Benjamin Franklin, Antoine Lavoisier.

I due fratelli francesi  hanno dunque l’onore di essere stati i primi ad elevarsi in cielo grazie al loro genio intuitivo –  dando il nome ai primi palloni  aerostatici  che sarebbero stati perfezionati nel 1852 dall’invenzione del “Dirigibile” (con motore a vapore e congegno per la guida),  per opera del francese Henri Giffard. 

Ma è da ricordare anche un altro aeronauta, italiano, che contribuì a rendere concreto questa ambizione all’elevazione, per la quale Dante, nell’ultima cantica del suo poema, aveva coniato il neologismo “trasumanare”, ossia superare la Natura ed salire in armonia verso il cielo. Quest’italiano era toscano, ancora più precisamente lucchese e si chiamava Vincenzo Lunardi. E verso di  lui i  suoi concittadini sono ancora debitori di un riconoscimento che fino ad oggi è stato parziale e non adeguato al valore della persona. Lunardi fu un personaggio affascinante, intelligente, affabile, modesto e generoso,  di elevata cultura scientifica non applicata solo alla tecnica del volo (si distinse anche nel campo dell’arte militare perfezionando armi da fuoco e progettando un nuovo tipo di cannone a retrocarica).

A distanza di due anni dall’impresa francese dei fratelli Montgolfier egli sarebbe diventato il primo aeronauta d’Inghilterra, guadagnandosi grande stima in questo Paese d’Oltremanica che già da più di un secolo prima dei Transalpini aveva compiuto quella Glorious Revolution madre di una futura democrazia. Fu proprio a Londra, a quel tempo vera capitale mondiale,  che il 15 settembre 1784Lunardi diede vita al suo progetto di diventare il primo uomo a volare in pallone sopra il suolo inglese, decollando, dinanzi ad una folla immensa ed osannante, a bordo del pallone che lui stesso aveva progettato e fabbricato. La sua popolarità divenne immensa, al punto che la sua effigie era ritratta su quadri, stampe, medaglie, stoviglie e oggetti di uso comune, la gente lo riconosceva per strada e lo salutava con grande ammirazione. Lunardi non si fermò dopo il primo trionfo, ma effettuò in Inghilterra e Scozia un’altra dozzina di voli, stabilendo diversi primati per l’epoca, volando sopra il mare, veleggiando sospinto da venti a quasi 100 km/h e per oltre 200 km e raggiungendo altissime quote. Nel 1788 tornò in Italia dove, però, confermò sostanzialmente  la validità del detto “nemo propheta in patria”, subendo un clamoroso fiasco in una esibizione nella sua città natale, il 17 giugno 1788. Si recò quindi a Roma, dove collezionò un secondo, bruciante insuccesso, e tornò a Napoli, alla corte di Ferdinando IV di Borbone, dove riuscì ad effettuare un buon volo, che lo vide però ricadere in mare, dove venne salvato da alcuni pescatori. Dopo un secondo volo a Napoli,  decise di lasciare l’Italia e si recò in Spagna, dove effettuò voli di successo nel 1792 e nel 1793. Infine si trasferì in Portogallo, dove visse fino al 1806,  morendo prematuramente, all’età di 52 anni, a Lisbona, dove è tuttora sepolto nel convento dei frati Cappuccini.

Vincenzo Lunardi era nato a Lucca l’11 gennaio 1754 e la sua infanzia non fu facile: il padre lo lasciò orfano a nove anni; la madre si ritrovò con sei figli,impossibilitata a crescerli, tanto che affidò il futuro aeronauta al cugino, di nobile lignaggio, il quale si fece carico dell’educazione e del mantenimento del bimbo fino alla maggiore età, portandolo con sé in Oriente, in India e forse anche in Indonesia, e poi alla corte del Regno di Napoli, avviandolo ad una brillante carriera militare. Vincenzo divenne ufficiale del Regno Borbonico e segretario del Principe Francesco d’Aquino di Caramanico, che seguì all’estero nei vari incarichi di alta diplomazia. Insieme a lui fu alla corte del Re di Francia ed in Inghilterra.  Grazie alla stima del Principe di Caramanico Lunardi ebbe l’occasione di frequentare gli ambienti di élite dell’epoca. È verosimile ritenere che il legame con il principe di Caramanico gli aprisse un capitolo della sua vita che lo accomunerà alla storia dei fratelli Mongolfier, non solo per la tecnica aeronautica: Vincenzo Lunardi fu anch’egli 

affiliato alla Massoneria, come i due francese e come il principe di Caramanico, il quale fu Gran Maestro della istituzione napoletana. Questo aspetto della biografia di Lunardi è stato messo in risalto da Vittorio Gnocchini, accreditato studioso, nonché responsabile dell’Archivio storico del Grande Oriente d’Italia, il quale  ha scritto da tempo  che,  pur non conoscendo il luogo e la data precisa della sua affiliazione, il nostro aeronauta lucchese fu certamente un Massone in quanto risulta essere stato visitatore della Loggia “St. Andrew’s n. 160” di Edimburgo il 14 ottobre 1785  ed un “ospite” in una Loggia massonica attiva  poteva  essere accreditato solo se “fratello” libero muratore (si veda, Vittorio Gnocchini, Logge e Massoni in Toscana dal 1731 al 1925, Erasmo Edizioni, Roma, 2010, pagg. 307 – 308). Da approfondire le possibili concatenazioni possibili con l’ambiente napoletano, dove vi erano stretti e antichi legami da parte di molti importanti cittadini lucchesi, fra i quali il musicista Francesco Xaviero Geminiani (1687-1762). Conoscendo per  precedenti esperienze artistiche l’ambiente napoletano il grande violinista (che ricordiamo,  fu il primo italiano ad essere affiliato ad una loggia massonica, seppure straniera) ricevette l’ incarico dalla Massoneria inglese, della quale faceva parte, di fondare a Napoli , nel 1732, la prima  loggiapartenopea che fu chiamata  “La perfetta unione”.

Non possiamo escludere neppure una affiliazione di Lunardi in Inghilterra, dove si era trasferito  nel 1782, seguendo il  principe di Caramanico, considerando anche gli stretti legami fra lui e GeorgeBiggins, amico fidato, collaboratore nelle organizzazioni dei voli e anch’egli  fratello massone.

Vincenzo Lunardi, l’aeronauta dimenticato

Giani con cravatta Italia e Dika color

Iscriviti
Notificami
guest
0 Commenti
Feedback in linea
Visualizza tutti i commenti