Verso i 50 anni di Radio Radicale, un monumento della comunicazione da celebrare
Il 26 marzo del 2026 sarà il compleanno di Radio Radicale, un’istituzione nel mondo della politica e della comunicazione. Auspichiamo che il ministro della Cultura Alessandro Giuli (nella foto) pensi a una celebrazione degna della storia di questa emittente. Magari ci avrà già pensato e di questo ne saremmo felici. In avvicinamento a questa ricorrenza ripubblichiamo un ricordo di chi c’era alla fondazione, Pietro Pietrolucci e Claudia Rettore.
Autunno 1975, nascevano le prime radio libere. Con un caro amico decidiamo di farne una anche noi, per gioco, per divertimento, perché amavamo la musica, per sfida. In casa nostra, nella stanza all’ultimo piano, con una terrazza adatta ad ospitare un’antenna. La decisione era stata presa mentre bevevamo allegramente in un locale di Via del Vantaggio che ora non esiste più, “Il dito al naso”. La mattina dopo, appena svegli, abbiamo rivalutato, da sobri, quella decisione. Allora, lo facciamo davvero? E subito una corsa da Consorti, il grande negozio di alta fedeltà dell’epoca, per comprare tutta l’attrezzatura necessaria, firmando una pila di cambiali.
A parte i registratori, i mixer, i cavi e l’antenna di 12 metri, molti elementi necessari bisognava costruirli. Conoscevamo un ragazzo, il figlio del pasticcere di quartiere, che diceva di essere in grado di farlo. E in effetti ci riuscì. Così nacque Radio Blu, destinata a una vita brevissima.
La nostra radio trasmetteva solo un segnale e la richiesta di chiamare il numero telefonico di casa se il segnale veniva recepito. Alla fine di novembre Radio Blu aveva cominciato a trasmettere musica e le telefonate per confermare che il segnale arrivava forte e chiaro erano continue. Avevamo due figli piccoli, era impossibile sopravvivere in quella casa, con il passaggio di tutte le persone coinvolte e il telefono che squillava ininterrottamente. Ci siamo consultati, decidendo che bisognava risolvere al più presto, trovare un’altra sede.
Uno degli amici aveva sentito dire che Pannella pensava, forse, di fare una radio. Noi non lo conoscevamo, Marco, ma lo amavamo, come qualsiasi italiano ragionevole. Pino dice: io ci vado. E va al partito, chiede di parlargli, gli racconta dell’attrezzatura messa insieme, del segnale che arriva nel nostro quartiere, Monteverde Vecchio. Marco è gentile con questo sconosciuto pieno di entusiasmo, ma sbrigativo. Gli dice: “vuoi fare Radio Radicale? Falla!”
Pino entra in contatto con Angiolo Bandinelli, che abitava anche lui a Monteverde Vecchio, poi, suo tramite, con Peppe Picca e Andrea Torelli, che contribuiranno al finanziamento dell’impresa. Si costituisce la SO.GE.M srl, soci Pino e Andrea, per gestire i beni della Radio.
Da quel momento l’attività diventa frenetica: la ricerca della sede, che doveva essere lì, a Monteverde, vicina a casa nostra, l’acquisto di un’antenna più potente, di un trasmettitore più potente, che si vendeva solo a New York e che riuscimmo a procurarci grazie alla gentilezza e disponibilità di Gianluigi Melega, che riuscì a farlo arrivare con la valigia diplomatica.
Il 26 marzo 1976 iniziano le trasmissioni di Radio Radicale nella nuova sede di Via di Villa Pamphili: tre stanzette all’ultimo piano, una grande terrazza occupata dall’antenna, due linee telefoniche, un ascensore cigolante che funziona solo con monetine da dieci lire.
Angiolo Bandinelli e Gianfranco Spadaccia, in quanto iscritti all’albo dei giornalisti, i primi direttori responsabili, con entusiasmo e massima discrezione, Pino il direttore esecutivo e capo redattore, Ezio Valente il suo braccio destro e Vincenzo Mundo, detto Anguillone perché strisciava ovunque pur di sistemare cavi, il tecnico capace di qualsiasi miracolo.






