Uragano azzurro, l’Italia affonda la Scozia nel fango dell’Olimpico
Ariel Piccini Warschauer.
Non è stato solo un tornado di pioggia e grandine a colpire la Capitale, ma un uragano di passione e grinta che ha travolto la Scozia. L’Italia di Gonzalo Quesada apre il Sei Nazioni 2026 con un capolavoro di cuore e fango, battendo gli Highlanders per 18-15 in un Olimpico ribollente nonostante le condizioni proibitive.
Avvio-lampo e trincea finale
Gli Azzurri hanno vinto la partita nei primi 20 minuti, quando il prato di Roma non era ancora una piscina. Al 7’, Louis Lynagh vola in meta concretizzando una pressione asfissiante. Poco dopo, al 14’, è il gigante Tommaso Menoncello a schiacciare oltre la linea dopo un recupero prodigioso dello stesso Lynagh su un calcio a seguire. Paolo Garbisi trasforma per il 12-0 che tramortisce gli scozzesi.
La Scozia risponde con Dempsey, ma è nella ripresa che il match diventa epico. Sotto un diluvio torrenziale, l’Italia si trasforma in una muraglia. Nonostante la meta di Horne che accorcia le distanze a 12 minuti dalla fine, gli Azzurri resistono a un assedio finale infinito: 29 fasi difensive oltre l’ottantesimo minuto, prima del turnover liberatorio che fa esplodere i 68.000 dell’Olimpico.
“Una giornata pazzesca,” ha dichiarato il capitano Michele Lamaro. “Sapevamo che dopo i primi 20 minuti il campo sarebbe diventato impraticabile. Abbiamo dato tutto.”
Classifica dopo la 1ª giornata:
1. Inghilterra (5 pt)
2. Francia (5 pt)
3. Italia (4 pt)
4. Scozia (1 pt)
5. Irlanda (0 pt)
6. Galles (0 pt)
Simone Ferrari “Man of the Match”
Il pilone azzurro è stato il simbolo della serata: monumentale in mischia chiusa, ha guidato un pacchetto di mischia che non ha mai indietreggiato contro i chili degli scozzesi. Menzione speciale per i tre festeggiati di giornata: Lamaro, Garbisi e Brex, che hanno celebrato le 50 presenze in maglia azzurra con una vittoria che resterà nella storia.
Prossimo ostacolo: Sabato 14 febbraio a Dublino contro un’Irlanda ferita e in cerca di riscatto. L’Italia ci arriva con il petto in fuori e la consapevolezza di chi non ha più paura di nessuno.





