#CULTURA #ULTIME NOTIZIE

Umberto Eco dieci anni dopo tra meriti (tanti) e il demerito del manifesto contro il commissario Calabresi

Dieci anni fa se ne andava Umberto Eco e Antonino D’Anna, su Italia Oggi, lo ricorda. “Firmatario dell’appello che nel 1971 aveva pubblicamente linciato sull’Espresso il commissario Luigi Calabresi a livello morale, Eco era un intellettuale schierato a sinistra che usciva dalle file cattoliche. Tra i suoi meriti lo sdoganamento del fumetto e della cultura pop; la descrizione del Medioevo come un tempo diverso da quell’immagine retrograda che ne abbiamo; un certo snobismo nello spiegare il glamour degli anni 80 al popolo quando raccontava i suoi viaggi negli States o di quando a Londra svuotò il frigobar di un hotel per metterci un salmone e poi il frigo computerizzato gli fece pagare un conto salatissimo. Era l’intellettuale adatto a quel decennio: poliglotta, brillante, erudito, ma sostanza poca. Il nome della Rosa, che odiava, è un giallo; Il Pendolo di Foucault l’antenato del Codice da Vinci ma più istruito; e via leggendo fino al Cimitero di Praga, un mattonazzo che Furio Colombo recensiva entusiasta in quarta di copertina. Alè. Di Eco non resta tanto la produzione pubblicistica, il lavoro di semiologo/filosofo o la sua figura pubblica: resta la tesi del ‘fascismo eterno’, cioè il rischio perenne di scivolare nella dittatura di destra, cosa che in Cina o a Cuba non esiste; una profezia del 1997 sull’avvento di internet: tutta quest’informazione non ci darà alcuna informazione. E il diritto di parola online per i webeti (copyright Enrico Mentana). Dopo di lui, però, il nulla: nessuno, oggi, si mette in coda per l’ultimo libro di Roberto Saviano o Fabio Volo, al contrario di tanti (me compreso, malgrado tutto) che per Eco facevano questo ed altro”.

Umberto Eco dieci anni dopo tra meriti (tanti) e il demerito del manifesto contro il commissario Calabresi

Quel cuore mai trapiantato e il dovere

Iscriviti
Notificami
guest
0 Commenti
Feedback in linea
Visualizza tutti i commenti