Tutti dovrebbero riscoprire il senso della misura
“Caro direttore, il litigio segue sempre la politica come un’ombra – fedele e inesorabile, più cupa o più sfocata a seconda del tempo – scrive Marco Follini al direttore de La Stampa-. A volte fa paura, mette ansia, esaspera gli animi. Altre volte galvanizza. Ma ha sempre dalla sua quella sorta di reciproca complicità che accomuna i litiganti fino a farli curiosamente somigliare, a dispetto della loro ostentata avversione. Forse anche il litigio politico – il nostro, almeno – avrebbe bisogno di una sorta di galateo. Non per nascondersi, tutt’altro. Semmai per svelare quello che sta nascosto nel luogo più oscuro di quell’ombra. Ci sono molti modi di litigare. Tra destra e sinistra s’è sempre detto che una differenza stesse proprio lì: la destra non litiga mai oltre un certo limite e trova il modo di serrare i ranghi senza esportare le proprie controversie oltre i confini della convenienza politica. La sinistra, invece, sembra provare un gusto maggiore nell’opporre al suo interno gli uni agli altri, in nome delle sue differenze e identità. Non so quanto questa rappresentazione sia ancora vera. Se anche in passato aveva una qualche ragione, oggi sembra venir meno. L’opposizione pare voler sostituire alle troppe sfumature di una volta una coesione e forse anche una disciplina non molto diversa da quella dell’altro campo. Il risultato è un litigio inesorabile tra i due blocchi e una coesione spesso inautentica al loro interno. Così il conflitto si fa più aspro, mentre l’eccesso di disciplina maschera contrasti non risolti. Il litigio politico finisce per somigliare ai duelli dei gentiluomini dell’Ottocento: una messa in scena in cui ognuno salva il proprio onore. Bisognerebbe invece dare un senso anche ai nostri litigi: accettare più dialettica dentro le coalizioni ed evitare che la ritualità dello scontro tra blocchi produca un conflitto troppo schematico. S’è visto anche ieri in Parlamento. Siamo sospesi tra litigi troppo nascosti tra vicini e litigi troppo esagerati tra lontani. Eppure il conflitto ben più drammatico che attraversa il mondo dovrebbe indurre tutti a riscoprire un senso della misura più utile al Paese.





