Trump difende l’Ice: “Fa il suo lavoro e ha fatto 12mila arresti in Minnesota”
Ariel Piccini Warschauer.
“Lasciate che i nostri patrioti dell’ICE facciano il loro lavoro! 12 mila criminali immigrati clandestini, molti dei quali violenti, sono stati arrestati e portati via dal Minnesota. Se fossero ancora lì, vedreste qualcosa di molto peggio di quello a cui state assistendo oggi!”. Con un post incendiario su Truth Social, il presidente degli Stati Uniti Donald Trump torna a soffiare sul fuoco delle tensioni in Minnesota, trasformando lo Stato in un campo di battaglia politico e giudiziario.
La retorica del “Minnesota corrotto”
L’attacco di Trump non si limita alla difesa delle operazioni dell’agenzia per l’immigrazione (ICE), ma punta dritto ai vertici democratici dello Stato. “Il sindaco e il governatore stanno incitando all’insurrezione con la loro retorica pomposa, pericolosa e arrogante!”, scrive il Presidente, accusando Jacob Frey e Tim Walz di proteggere “criminali” e di aver permesso il furto di miliardi di dollari ai danni dei cittadini.
Trump cita numeri iperbolici — parlando di una possibile frode da oltre 100 miliardi di dollari — e punta il dito contro la deputata Ilhan Omar, chiedendosi polemicamente come possa avere “34 milioni di dollari sul suo conto”. Una strategia comunicativa che serve a giustificare quella che le autorità locali definiscono ormai una vera e propria “occupazione federale”.
Sangue a Minneapolis: la morte di José Huerta Chuma
Le parole del Presidente arrivano in un momento di estrema fragilità per la città. Le autorità federali hanno confermato che un agente della Border Patrol, con otto anni di esperienza e un addestramento specializzato, ha ucciso a colpi d’arma da fuoco il 37enne José Huerta Chuma durante un raid.
Secondo Greg Bovino, alto funzionario dell’USBP, l’agente ha sparato per legittima difesa: “Un individuo si è avvicinato agli agenti con una pistola semiautomatica 9mm. Hanno tentato di disarmarlo, ma lui ha opposto una violenta resistenza. Temendo per la sua vita, l’agente ha sparato”. Tuttavia, la versione federale cozza violentemente con quella della polizia locale. Il capo della polizia di Minneapolis, Brian O’Hara, ha precisato che Chuma aveva un regolare porto d’armi e non aveva precedenti penali significativi. La discrepanza ha scatenato la furia dei residenti: circa 200 manifestanti hanno circondato l’area del fatto, aggredendo verbalmente gli agenti e accusandoli di “omicidio”.
Una polveriera istituzionale
Il clima in Minnesota è ormai quello di una guerra civile fredda tra lo Stato e il Governo Federale. Il Dipartimento di Giustizia, guidato da Pam Bondi, ha aperto un’inchiesta su Walz e Frey per “ostruzione alla giustizia” e “incitamento alla violenza contro gli agenti federali”. Lo Stato ha risposto citando in giudizio l’amministrazione Trump per violazione della Costituzione, definendo i raid dell’ICE “un’invasione illegale”. L’uccisione di Chuma segue quella di Renee Good, un’altra vittima dei raid federali la cui morte ha scatenato proteste in tutto il Paese e l’arresto di oltre 100 membri del clero a Minneapolis solo pochi giorni fa.
Trump, incurante delle critiche, ha già avvertito che il modello Minnesota sarà esportato: “La California e altri Stati governati dai Democratici saranno peggiori. Restate sintonizzati!”.






