Trump concede due settimane di tregua ma Teheran deve riaprire lo Stretto di Hormuz
Ariel Piccini Warschauer.
Un colpo di freno a un passo dal baratro. Donald Trump ha annunciato oggi la decisione di estendere di due settimane l’ultimatum all’Iran, congelando temporaneamente la minaccia di un attacco totale alle infrastrutture civili ed energetiche del Paese. Secondo quanto riportato dallo stesso presidente americano, la Casa Bianca ha accettato di concedere questa “finestra diplomatica” a una condizione non negoziabile: l’apertura “completa, immediata e sicura” dello Stretto di Hormuz.
“Non abbiamo ancora iniziato a distruggere ciò che resta”, aveva avvertito il Tycoon solo pochi giorni fa, evocando il “giorno dei ponti e delle centrali elettriche”. Tuttavia, nelle ultime ore, il tono è cambiato. Trump, attraverso i suoi canali social, ha confermato il via libera a una tregua di 14 giorni: “Vogliamo la pace, ma deve essere una pace alle nostre condizioni. L’Iran sa cosa deve fare: riaprite quel fottuto Stretto ora, o l’ultimatum tornerà operativo e sarà l’inferno”.
La decisione arriva dopo una fase di scontri violentissimi, segnati dall’abbattimento di un caccia F-35 statunitense e dai raid mirati su Teheran e Karaj. La pressione internazionale, unita al rischio di un collasso del mercato energetico globale a causa del blocco della via d’acqua più strategica al mondo, sembra aver convinto Washington a testare la via del negoziato.
Dall’Iran arrivano segnali contrastanti. Se da un lato l’agenzia ufficiale Mehr esulta parlando di un “arretramento americano” e dell’accoglimento di parte del piano in dieci punti presentato dalla Repubblica Islamica, dall’altro le Guardie della Rivoluzione continuano a presidiare le acque del Golfo. Il nodo resta la sicurezza delle navi: Trump esige garanzie totali non solo per le petroliere americane, ma per tutto il traffico internazionale verso Israele e i partner regionali.
Mentre in Israele i media hanno interrotto il drammatico countdown televisivo che scandiva le ore mancanti all’attacco, la diplomazia internazionale lavora febbrilmente. Le prossime due settimane saranno decisive: o si arriverà a un nuovo protocollo per la navigazione nel Golfo, o il conflitto entrerà in una fase di annientamento infrastrutturale che Trump ha già ampiamente pianificato.
Per ora, i motori dei bombardieri restano accesi, ma i cieli sopra l’Iran concedono una tregua che sa di ultima chiamata.





