Transizioni tecnologiche, l’Italia agli ultimi posti tra i paesi industrializzati
“L’Italia si colloca agli ultimi posti tra i Paesi industrializzati – Europa, Giappone e Stati Uniti – per competenze e capacità della forza lavoro di acquisirne di nuove in vista delle transizioni tecnologiche future, a cominciare da quella legata all’intelligenza artificiale”. Scrive Veronica De Romanis su La Stampa osservando che “il dato emerge dallo Skill Readiness Index, l’indicatore elaborato dal Fondo Monetario Internazionale: peggio di noi fa soltanto l’Ungheria mentre in cima alla classifica figurano Irlanda, Finlandia e Danimarca. Essere in fondo alla graduatoria non dovrebbe sorprendere: da tempo registriamo dati particolarmente negativi sul fronte del capitale umano. Eccone alcuni. Il primo riguarda la qualità dell’istruzione. Secondo: il numero dei laureati. Terzo: la spesa in formazione. Le soluzioni indicate dal Fondo monetario internazionale essenzialmente due: da un lato, investire in maniera significativa nell’istruzione terziaria; dall’altro, rafforzare la formazione permanente, per consentire ai lavoratori di reagire ai cambiamenti. In realtà, nulla che già non sapevamo. Eppure, per troppo tempo, gli investimenti in capitale umano sono stati rimandati e oggi ci troviamo ad affrontare la transizione digitale con una forza lavoro non adeguata sia sul piano delle competenze sia su quello della capacità di adattamento. Il tema è considerato cruciale anche a livello europeo. In definitiva – aggiunge De Romanis – il capitale umano dovrebbe diventare una priorità. La stessa presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, nella sua ultima conferenza, ha spiegato che ‘bisogna puntare molto di più sul capitale umano e sulla formazione, in particolare sulle materie Stem su cui il governo ha lavorato e continuerà a farlo’. Parole sacrosante, che però devono tradursi in azioni concrete. Serviranno risorse. E sarà inevitabile fare delle scelte, mettendo la formazione in cima all’agenda politica. Resta da capire se ci sarà la necessaria volontà politica per farlo. La decisione di destinare un miliardo di euro – e di prometterne altri due – all’adeguamento graduale dei requisiti pensionistici alla speranza di vita – nel 2027 l’incremento sarà ridotto a un solo mese, mentre dal 2028 entrerà a regime l’aumento previsto di tre mesi – non lascia ben sperare.”





