Tra Sì e No negli ultimi giorni si sono fatti sentire i riformisti in vista delle elezioni politiche
E così siamo arrivati alla fine della campagna referendaria sulla magistratura” scrive Stefano Folli su La Repubblica S. “Qualcuno la definisce pessima. Altri la considerano non peggiore di altre in diversi momenti della storia recente. Si è confermata la tendenza a sovrapporre i temi politici generali alle questioni di merito. Forse è inevitabile, soprattutto quando si affrontano problemi legati all’organizzazione degli istituti democratici. Tutti, i sostenitori del Sì e quelli del No, rivendicano la propria posizione come la migliore per consolidare la democrazia e vedono invece nella controparte una minaccia reale, un attacco agli equilibri costituzionali. Non è la prima volta che l’opinione pubblica è sa lungo una discriminante radicale. E va detto che, aldilà delle caratteristiche tipiche di ogni referendum, stavolta il merito è molto tecnico, per cui al cittadino elettore viene richiesto uno sforzo ulteriore per formarsi un’opinione che richiederebbe conoscenze giuridiche non occasionali. Ora che è tempo di bilanci, bisogna riconoscere che lo scontro politico ha prevalso in modo netto durante la campagna e anche negli ultimi giorni. Tuttavia chi ha cercato di chiarirsi le idee sulla sostanza dei quesiti ha avuto la possibilità d’informarsi e di approfondire gli interrogativi sui quali domenica e lunedì potrà esprimersi. Volendo semplificare, i due campi tendono a riflettere approcci differenti. Il Sì è più impegnato a spiegare il merito della riforma. Quanto al campo del No, la sua battaglia è sempre stata soprattutto politica. I riformisti, a lungo silenziosi e incapaci di incidere sulle scelte del vertice, hanno trovato un’occasione per farsi sentire. Nelle ultime due settimane, il loro numero è aumentato in modo sensibile: con uscite sulla stampa, in tv e interventi nelle manifestazioni pubbliche. Dopo lunedì prossimo, capiremo il loro peso effettivo. E soprattutto se sono destinati a contare nell’ultimo anno della legislatura e in vista del voto politico”.





