Terzo colosso Usa verso il Mediterraneo, così Trump stringe l’assedio all’Iran
Ariel Piccini Warschauer.
Il messaggio è arrivato forte e chiaro, recapitato direttamente dai radar e dai ponti di volo delle super-portaerei americane. La USS George H.W. Bush è pronta a mollare gli ormeggi per schierarsi nel Mediterraneo orientale. Non è solo un movimento di truppe, ma una dichiarazione di intenti: con il suo arrivo, saranno tre le portaerei statunitensi operative nella regione, una concentrazione di potenza di fuoco che non si vedeva da tempo e che trasforma il Mare Nostrum e le acque limitrofe in un vero e proprio bastione d’acciaio.
Secondo quanto riportato dal Jerusalem Post, citando fonti di intelligence e rapporti della Fox News, la mossa segue di poche ore un altro movimento strategico cruciale: il gruppo d’attacco della USS Gerald R. Ford ha attraversato il Canale di Suez lo scorso giovedì, dopo una sosta tecnica ad Haifa, posizionandosi ora nel Mar Rosso. Lì, il colosso della classe Ford è pronto a fare da scudo — e se necessario da spada — contro eventuali velleità offensive degli Houthi o di altri alleati regionali di Teheran. Contemporaneamente, la USS Abraham Lincoln continua a presidiare le acque del Golfo, mantenendo sotto tiro le coste iraniane.
La USS George H.W. Bush, una super-portaerei di classe Nimitz, ha appena concluso le esercitazioni COMPTUEX (Composite Training Unit Exercise), il severo protocollo di addestramento che certifica un gruppo d’attacco come forza combattente coesa e multi-dominio. È l’ultimo timbro prima della missione reale. Inizialmente, si era ipotizzato che la Bush potesse affiancare la Lincoln direttamente nel Golfo, ma la flessibilità strategica del Pentagono ha optato per una distribuzione più ampia, coprendo ogni via di fuga o di rifornimento marittimo dell’asse sciita.
Questa escalation logistica si inserisce nel quadro dell’operazione “Epic Fury”, la campagna voluta dall’amministrazione Trump per esercitare quella “massima pressione” che ormai è passata dalle sanzioni economiche ai sorvoli dei caccia. Mentre Israele prosegue le sue operazioni mirate — con la distruzione dei quartier generali delle forze Quds e il monitoraggio costante dei depositi di uranio arricchito — gli Stati Uniti stanno letteralmente saturando lo spazio operativo.
Il dispiegamento della Bush non serve solo a intimidire l’Iran, ma invia un segnale inequivocabile anche agli alleati e ai detrattori. Donald Trump lo ha ribadito senza troppi giri di parole: l’America è pronta a fare da sola se necessario, ma chi sceglie di sfilarsi, come la Gran Bretagna di Keir Starmer criticata per il mancato appoggio logistico, ne pagherà le conseguenze diplomatiche.
Per Teheran, l’orizzonte si fa sempre più stretto. Con tre portaerei a circondare il teatro operativo, la capacità di manovra dei pasdaran è ridotta al lumicino. La “diplomazia delle cannoniere” del XXI secolo è tornata, e ha il profilo imponente dei ponti di volo americani che ora puntano dritti verso le coste del Levante.





