Teheran vuol sapere dove si nascondono le spie del Mossad
Ariel Piccini Warschauer.
Non è più solo una guerra di droni e missili balistici; ora la Repubblica Islamica punta sulla “delazione di massa”. Con un annuncio che segna un nuovo picco di tensione psicologica nel Golfo, il portavoce delle Forze Armate iraniane, il generale Abolfazl Shekarchi, ha lanciato un appello diretto ai cittadini musulmani della regione: «Mostrateci i nascondigli dei soldati americani e dei sionisti».
L’arma della delazione
La retorica di Teheran si fa sempre più granulare. Non si parla più solo di colpire basi ufficiali – ormai da tempo nel mirino dei Pasdaran – ma di scovare quelle “risorse invisibili” che l’intelligence iraniana fatica a mappare con precisione. Secondo quanto riportato dall’agenzia statale Defa Press, Shekarchi ha presentato questa richiesta non come un atto di spionaggio, ma come una misura di “sicurezza collettiva”.
«Vogliamo colpire con precisione chirurgica», ha spiegato il generale, aggiungendo un monito inquietante alle popolazioni locali: non fate da scudo ai nemici. Il messaggio sottinteso è chiaro: chiunque si trovi in prossimità di asset militari occidentali è un bersaglio, a meno che non aiuti l’Iran a “ripulire” l’area.
Un quadrante in fiamme
L’appello cade in un momento di estrema fragilità per gli equilibri del 2026. Solo poche ore fa, il Qatar ha confermato l’intercettazione di un missile sopra i propri cieli, mentre nello Stretto di Hormuz la tensione è ai livelli di guardia. Gli Stati Uniti, con l’amministrazione Trump che ha intensificato la presenza navale, hanno già risposto con la forza alla posa di mine iraniane nelle rotte commerciali.
L’invito alla delazione solleva però interrogativi profondi sulla reale capacità di tenuta interna del regime. Se da un lato Teheran cerca di mobilitare la “piazza araba” contro i governi che ospitano basi USA (come il Bahrain o gli Emirati), dall’altro tradisce una necessità tattica: la difficoltà di penetrare i sistemi di difesa israeliani e americani senza un aiuto dal basso.
La reazione di Israele e degli Alleati
A Gerusalemme, le parole di Shekarchi sono lette come il segnale di un regime con le spalle al muro che tenta la carta della destabilizzazione sociale. «Cercano di trasformare ogni civile in una spia e ogni città in un campo di battaglia», commentano fonti della difesa israeliana.
Mentre i cieli del Medio Oriente continuano a essere solcati da droni e caccia, la guerra si sposta ora sul piano della lealtà. In una regione dove la presenza americana è spesso vista con ambivalenza dalle popolazioni locali, l’Iran scommette sul risentimento religioso e politico per trasformare i residenti in “occhi” per i suoi missili.
Resta da vedere se il mondo musulmano risponderà a questo appello o se, al contrario, vedrà nella richiesta di Shekarchi solo l’ennesimo tentativo di esportare il caos oltre i confini di Teheran.





