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Sulla presenza della Russia alla Biennale scontro duro Giuli-Buttafuoco

Continua ad abbassarsi pericolosamente la temperatura in Laguna. La freddezza istituzionale ai vertici della cultura italiana spinge sempre più giù il termometro diplomatico verso un punto di non ritorno. Quello che era iniziato come un dissenso interno tra il ministro della Cultura, Alessandro Giuli, e il presidente della Biennale, Pietrangelo Buttafuoco, si è trasformato in una crisi aperta che minaccia di paralizzare l’ente lagunare proprio alla vigilia della grande esposizione internazionale. Lo scrive il Quotidiano Nazionale.

Il braccio di ferro non riguarda più soltanto la visione artistica o la gestione amministrativa, ma tocca le corde sensibilissime della politica estera e della tenuta diplomatica del Paese. Il punto di rottura definitivo si è consumato martedì 17 marzo, quando la Biennale ha risposto formalmente alla richiesta del Ministero di visionare tutta la corrispondenza intercorsa con le autorità di Mosca per il ritorno del Padiglione Russia, accompagnando l’invio con una nota ufficiale della Fondazione che è suonata come una sfida diretta al Collegio Romano: “Nessuna norma è stata violata”.

Secondo la presidenza di Buttafuoco, la scelta di riaprire le porte agli artisti russi – con l’intento dichiarato di ospitare voci del dissenso – rientra pienamente nell’autonomia statutaria della Biennale e non viola il sistema di sanzioni internazionali. Una posizione che il Ministero della Cultura ha rigettato con forza, ritenendo che una decisione di tale portata geopolitica non potesse essere presa senza un coordinamento preventivo con il governo, specialmente in una fase così delicata dei rapporti internazionali che vede l’Italia impegnata nel sostegno al popolo ucraino.

Il clima di estrema tensione ha alimentato un’indiscrezione che ha scosso i palazzi veneziani nelle ultime ore: il ministro Giuli starebbe valutando seriamente di disertare la conferenza stampa di giovedì in cui verrà presentato il Padiglione Centrale della Biennale, riqualificato con fondi del Pnrr. Se confermata, l’assenza del rappresentante del Governo sarebbe il segnale di una “sfiducia politica” totale verso l’operato di Buttafuoco.

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