Strage sui binari in Spagna, sotto accusa il caos della liberalizzazione
di Ariel Piccini Warschauer.
MADRID – Un groviglio di lamiere sotto un terrapieno di quattro metri e un bilancio che si aggrava di ora in ora. La Spagna piomba nel suo incubo ferroviario più nero: lo scontro tra due treni ad alta velocità nei pressi di Adamuz, vicino Cordova, ha provocato almeno 39 morti e 73 feriti. Quindici persone lottano tra la vita e la morte all’ospedale Reina Sofía. “È una notte di profondo dolore”, dichiara il premier Pedro Sánchez, ma dietro il cordoglio si accende la rabbia per una tragedia che molti considerano l’epilogo annunciato di una gestione infrastrutturale fuori controllo.
La dinamica: il “salto” di corsia fatale
L’incidente è avvenuto alle 19:40 di domenica sulla linea Madrid-Andalusia. La ricostruzione è agghiacciante: un treno dell’operatore privato Iryo (società partecipata dall’italiana Trenitalia), con 317 passeggeri a bordo, è deragliato con le ultime tre carrozze. I vagoni hanno invaso la linea adiacente proprio mentre sopraggiungeva un convoglio della Renfe (l’operatore pubblico spagnolo).
L’impatto è stato devastante. Le prime due carrozze del treno pubblico sono state scagliate fuori dai binari, precipitando lungo un terrapieno. Tra le vittime accertate c’è anche il macchinista della Renfe.
Il mistero: 700 milioni di investimenti e sicurezza zero
Il ministro dei Trasporti, Óscar Puente, parla di “tragica fatalità difficile da spiegare”. Ma i fatti dicono altro. Sotto la lente degli inquirenti ci sono i lavori di rinnovo della linea, costati la bellezza di 700 milioni di euro e conclusi solo lo scorso maggio. Com’è possibile che su un tratto rettilineo, con treni nuovi di zecca (l’Iryo ha solo quattro anni di servizio), si verifichi un deragliamento di tale portata?
L’ombra che si allunga sul disastro è quella della liberalizzazione selvaggia avviata nel 2020. Il modello spagnolo, venduto come un successo di concorrenza tra pubblico e privato, mostra oggi crepe strutturali enormi: la convivenza di operatori diversi su binari gestiti da un’unica infrastruttura (Adif) che sembra aver fallito nei protocolli di sicurezza e rilevamento automatico.
Soccorsi nel fango e testimonianze shock
“Sembrava un film dell’orrore”, sussurrano i sopravvissuti estratti dalle carrozze “completamente deformate”. I soccorsi, ostacolati da una zona impervia a chilometri dal primo centro abitato, hanno visto impegnate le Unità Militari per le Emergenze (UME) per tutta la notte sotto la luce delle fotoelettriche. Intanto, il palazzetto dello sport di Adamuz è stato trasformato in un obitorio e ospedale da campo.
I numeri del disastro:
• 39 Morti: Bilancio provvisorio, si scava ancora sotto le carrozze precipitate.
• 73 Feriti: Distribuiti negli ospedali di Cordova e Siviglia.
• 700 Milioni: L’investimento pubblico per una linea che ha ceduto dopo 8 mesi.
• Il nodo responsabilità: L’inchiesta è stata affidata al tribunale di Montoro e le scatole nere già prelevate dal luogo del disastro sono già sotto analisi per determinare le cause del disastro ferroviario.
Il “Vaso di Pandora” della gestione privata
Mentre la circolazione tra Madrid e il sud resta sospesa, esplode la polemica politica. I sindacati e le opposizioni puntano il dito contro il coordinamento tra Renfe e i nuovi arrivati come Iryo. Il sospetto è che la corsa al ribasso dei prezzi e l’aumento delle corse giornaliere abbiano eroso i margini di sicurezza per gli utenti.





