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Strage senza precedenti e Trump ai manifestanti dice “Resistete, stiamo arrivando”

di Ariel Piccini Warschauer.

Un abisso di sangue coperto dal silenzio digitale. Mentre l’Iran rimane isolato dal mondo per il blackout quasi totale di internet, le notizie che filtrano dai canali dell’opposizione e dai flussi di intelligence disegnano uno scenario apocalittico. Secondo un rapporto dettagliato del comitato editoriale di Iran International, il bilancio della repressione avrebbe raggiunto la cifra shock di 12.000 morti. Il massacro sarebbe avvenuto in gran parte tra l’8 e il 9 gennaio, su ordine diretto della Guida Suprema Ali Khamenei.

L’urlo di Trump: “Make Iran Great Again”

Dall’altra parte dell’Oceano, Donald Trump ha deciso di soffiare sul fuoco della rivolta. Con un post su Truth Social che non lascia spazio a interpretazioni diplomatiche, il Presidente americano si è rivolto direttamente ai manifestanti: “Patrioti iraniani, continuate a protestare. Prendetevi le vostre istituzioni”.

Trump ha poi aggiunto un monito che suona come una promessa di intervento: “L’aiuto sta arrivando”. Il messaggio si è concluso con l’acronimo MIGA (“Make Iran Great Again”), segnale inequivocabile di una strategia volta al cambio di regime. Washington ha già congelato ogni dialogo con Teheran e ha imposto dazi del 25% verso i Paesi che commerciano con la Repubblica Islamica.

La strage silenziosa: i numeri del massacro

Il bilancio ufficiale del regime parla di circa 2.000-3.000 vittime, attribuendo le morti a “terroristi stranieri”. Ma la ricostruzione di Iran International, basata su dati ospedalieri, testimonianze di medici e fonti interne ai Pasdaran, racconta un’altra verità: Oltre 12.000 morti, molti dei quali giovanissimi e under 30. Esecuzioni di massa con fuoco a vista nelle piazze di Mashhad, Kermanshah e Isfahan, spesso provocate dal fuoco di cecchini della polizia appostati sui tetti. Più di 10.000 persone sarebbero detenute, con il rischio imminente di condanne a morte per il reato di “guerra contro Dio”.

USA in allerta: “Lasciate il Paese”

La tensione ha raggiunto il punto di non ritorno. Il Dipartimento di Stato ha emesso un ordine urgente: “Tutti i cittadini americani lascino immediatamente l’Iran”. L’invito è quello di lasciare l’Iran via terra verso Turchia o Armenia, poiché i voli sono quasi del tutto sospesi.

Al Pentagono, Trump sta valutando diverse opzioni. Sebbene il segretario di Stato Marco Rubio parli di “risposte non militari”, sul tavolo restano attacchi aerei mirati contro siti strategici. La risposta di Teheran è stata immediata: “Se veniamo attaccati, Israele e le basi USA nel Golfo saranno rasi al suolo”.

Il fronte dell’esilio

Dagli Stati Uniti, Reza Pahlavi, figlio dell’ultimo Scià, continua a chiedere un intervento risolutivo: “Il regime è debole, il popolo è pronto”. Per le strade di Teheran, intanto, i manifestanti rispondono ai blackout accendendo fuochi e usando i flash degli smartphone, urlando slogan che invocano la fine della teocrazia.

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