Strage del Constellation: l’inferno di Capodanno in 171 chiamate, anche i pm italiani indagheranno
Ariel Piccini Warschauer.
Un’ora e mezza di urla, pianti e richieste d’aiuto rimaste sospese nel vuoto della notte di Capodanno. Sono le 171 telefonate arrivate al centralino del soccorso svizzero 144 tra l’1:30 e le 3:00 del mattino del primo gennaio. È il cuore dell’inchiesta sulla tragedia del Constellation, il locale di Crans-Montana dove un incendio e una successiva esplosione hanno causato 40 morti e 116 feriti. Una strage su cui ora, dopo settimane di stallo e tensioni internazionali, anche la Procura di Roma potrà finalmente fare luce grazie al via libera della magistratura vallese all’assistenza giudiziaria.
L’audio della catastrofe: “I miei amici sono morti dentro”
I file audio, acquisiti dalla Procura di Sion e parzialmente diffusi dall’emittente BfmTv, restituiscono la cronologia di un disastro annunciato. La prima chiamata è delle 1:29: “Vorrei che veniste, c’è un’emergenza al Constellation”. Pochi secondi dopo, il tono cambia. Non è più una richiesta di intervento, è un bollettino di guerra: “Per favore, c’è un incendio, mandate i soccorsi subito, ci sono troppi feriti!”, grida un giovane. Un altro testimone, in stato di shock, parlando all’operatore: “Sono quasi morto. Il Constellation è bruciato interamente. Credo che i miei amici siano morti dentro… chiami un’ambulanza”. Anche i soccorritori appaiono sopraffatti. “Primo bilancio: tre ustionati gravi”, dice uno dei primi arrivati sul posto. Ma la situazione precipita dopo un’esplosione improvvisa. Un’operatrice urla al telefono: “Ho quattro vittime decedute e almeno una trentina di feriti. Lanciamo immediatamente il piano catastrofe”.
La svolta giudiziaria: il pressing di Roma su Berna
L’accesso agli atti per i pm italiani non è un atto dovuto, ma il risultato di uno scontro diplomatico senza precedenti. Per settimane, le autorità svizzere hanno opposto resistenza, arrivando a scarcerare il titolare del locale nonostante le pesanti ombre sulla sicurezza della struttura.
La rottura definitiva si era consumata nei giorni scorsi, quando il governo italiano ha richiamato l’ambasciatore, annunciando che non sarebbe tornato in Svizzera senza l’avvio di una collaborazione investigativa reale. Il pressing ha funzionato: Berna non solo ha concesso la rogatoria, ma ha accettato la costituzione di una squadra investigativa comune. L’Italia vuole vederci chiaro su due fronti: le inadempienze tecniche del locale e i presunti ritardi nella macchina dei soccorsi elvetica.
Il dramma delle famiglie
Mentre i magistrati analizzano le responsabilità, resta il dolore dei familiari. Le registrazioni riportano anche le telefonate strazianti dei genitori che, appresa la notizia dai social o dai telegiornali, cercavano disperatamente i figli: “Nostra figlia è coinvolta, non abbiamo notizie”. La risposta gelida del centralino — “Non posso dirle se sia lì” — è l’ultimo atto di una notte in cui la festa si è trasformata in un obitorio a cielo aperto.
Con la consegna degli atti, l’indagine entra nel vivo. Resta da capire se quelle 40 vite si sarebbero potute salvare con un piano d’evacuazione a norma e se l’esplosione sia stata la conseguenza di una catena di negligenze che ora l’Italia punta ad accertare.






