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Storia dei motori: Ferdinando Innocenti in sella ad una lambretta

Roberto Pizzi.

Fra gli artefici del clima più fiducioso del II dopoguerra non possiamo ignorare un personaggio della nostra terra che letteralmente cavalcò il boom economico “in sella ad una Lambretta” : il suo nome è Ferdinando Innocenti, nato il 1° settembre del 1891, a Pescia, nella Valdi Nievole, che allora era parte integrante della Lucchesia. Il padre aveva iniziato una modesta attività di fabbro per trasferirsi, con il nuovo secolo, a Grosseto. Dopo le scuole tecniche, Ferdinando iniziò a collaborare con l’officina di famiglia: acquistava rottami di ferro dai cantieri che bonificavano la Maremma e li scambiava con olio lubrificante, dalla vendita del quale ricavava maggiore profitto. Rovinato dal fallimento clamoroso della Banca di Sconto alla fine del 1921, si trasferì  a Roma, ricominciando dal niente con un magazzino per la vendita dei tubi senza saldatura, di tipo Mannesmann. Determinante fu la sua capacità di cogliere e valorizzare il talento degli ingegneri con cui veniva in contatto ed alla fine degli anni Venti seppe prevedere le possibilità di sviluppo di un brevetto inglese, che riguardava un giunto tubolare di facile montaggio e smontaggio: dopo alcuni tentativi, nel 1933 riuscì ad adattare ai tubi prodotti dalla Dalmine il cosiddetto “giunto tubolare Innocenti”, dal quale fu poi sviluppato il  famoso “ponteggio tubolare Innocenti”, destinato a sostituire le precarie impalcature di legno usate nell’edilizia dell’epoca. Dopo questa felice intuizione,  attraverso la Dalmine conobbe l’ingegner Franco Ratti, nipote di Pio XI,  responsabile dell’Ufficio tecnico del Vaticano. Grazie a lui, nel 1931 ottenne la commissione di un impianto completo di irrigazione a pioggia nei giardini della villa papale di Castel Gandolfo e, nel 1932, quella di un impianto per i giardini vaticani. I lavori proseguirono fino al 1934, con la realizzazione della centrale termoelettrica e degli impianti antincendio della cappella Sistina. 

Nel 1931 Innocenti  lasciava Roma, trasferendosi a Milano, dove realizzava un complesso piano  sull’industria meccanica applicata,  che fece la sua fortuna. Nel novembre del 1933 aveva creato la “Innocenti – Società generale per l’industria metallurgica e meccanica”, con sede a Lambrate, che ebbe un salto di qualità grazie alle applicazioni dei tubi nell’industria bellica e, in particolare  nella costruzione di carpenterie per capannoni d’aeronautica. Le maggiori commesse militari riguardarono i proiettili per l’Aviazione e per l’artiglieria e la costruzione dei corpi di granate per la Marina, ottenibili da settori di tubi Dalmine. Fece costruire, nel 1939,  anche uno stabilimento ad Apuania (Massa), attivo dal 1942 al 1943, quando venne smontato e trasportato all’estero dall’esercito tedesco. Dopo l’8 settembre del 1943  Innocenti tornò a Roma, per riorganizzare i propri contatti in funzione dei nuovi equilibri di potere  e nelle ultime fasi della guerra collaborò attivamente con gli Alleati e finanziò le forze clandestine antifasciste. Alla fine del conflitto, di nuovo a Milano, riprese il controllo dei suoi vecchi stabilimenti. Per poterli riscattare concluse un accordo con Oscar Sinigaglia, presidente della Finsider, di cui la Dalmine era società partecipata (quest’ultima,  poi, avrebbe rilevato tutta l’attività della Innocenti nel settore tubi). Nel 1950 Innocenti  si dimise dalla Dalmine per dedicarsi ai suoi impianti di Lambrate, danneggiati dalla guerra e bisognosi di riconversione. Paragonato a un “cardinale del Rinascimento”, puntò allora  su due direttive: da un lato riprendeva l’esperienza dello stabilimento di Apuania per la grande meccanica, ovvero la produzione di macchinari per la laminazione di tubi; dall’altro introduceva la produzione motoristica, in due sezioni: “motoveicoli” e, in un secondo tempo, per volontà del figlio Luigi, “automobili”.  Nel campo motoristico, sin dall’immediato dopoguerra   aveva compreso come fosse giunto il momento della motorizzazione individuale, basata però su di un veicolo a basso costo che permettesse una grande diffusione popolare non consentita all’automobile, ancora troppo cara. Di nuovo trovò l’ingegnere giusto, Pierluigi Torre, colonnello del Centro sperimentale di Guidonia e padre della Lambretta, nata come “un tubo con un motore e due ruote”, che raggiunse l’apice delle vendite nel 1953. Di buon successo fu la produzione dei motocarri “Lambro”, apprezzati anche sui mercati esteri. 

Nel 1958, poi, si decise a puntare sulla produzione automobilistica, stipulando un accordo con la British Motor Corporation per produrre un’automobile originale e innovativa, la Austin A40, dotata di un pratico portellone posteriore, molto apprezzato da commercianti ed artigiani. Nel 1966, infine, vennero i successi della versione italiana della Mini Cooper, e la produzione procedette per tutti gli anni Sessanta con i modelli inglesi leggermente modificati e con livelli produttivi abbastanza alti. Ferdinando Innocenti  morì a Varese il 21 giugno 1966. Il figlio Luigi cedette dapprima la sezione meccanica pesante e in seguito, nel 1972, anche la sezione automobili dell’azienda; nello stesso anno, tutti gli impianti e i macchinari di Lambrate per la produzione della Lambretta furono acquistati dalla Scooters India Ltd. Ad imitarne la scelta,  dopo la crisi  italiana della multinazionale Stellantis, anche la Piaggio ha fatto volare verso l’Asia la Vespa e, poi, di recente l’Ape. La casa di Pontedera   dopo quasi ottant’anni di attività nei quali aveva prodotto due milioni di esemplari,  ha cessato la produzione di questo motocarro a tre ruote, che d’ora in poi verrà prodotto solo in India. 

Purtroppo il settore locomotorio dell’industria italiana è dipendente, ai giorni nostri, dalle importazioni, ed a niente è valso il primato mondiale del primo motore a scoppio che fu progettato e sperimentato nel 1853 per merito dei  due scienziati lucchesi Eugenio  Barsanti e  Felice Matteucci.  Il problema si pone ancor più in generale per tutti gli altri settori della nostra industriamanifatturiera per la quale non sembra  essere pronto un progetto politico strategico di rilancio.

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