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Sileoni (Fabi): “Operazione Mps-Mediobanca? Non mi ha sorpreso”

di Stefano Bisi.

Lando Sileoni è il segretario generale della Fabi, il principale sindacato dei bancari. Il 2025 è stato tumultuoso nel mondo delle banche e l’anno che è appena cominciato lo sarà altrettanto.

Segretario Sileoni, quali sono le principali sfide del sindacato bancario per il 2026?

“Il 2026 sarà un anno cruciale per il lavoro bancario. Dal punto di vista sindacale, la prima grande sfida riguarda i piani industriali, a partire da quello di Intesa Sanpaolo che sarà presentato il 2 febbraio e che rappresenta uno spartiacque. Da lì si capirà la direzione che prenderà il settore e quali cambiamenti ci saranno. È un passaggio storico: per la prima volta il digitale viene istituzionalizzato nel modello bancario. Già da un anno le banche stanno facendo grandi investimenti in intelligenza artificiale, è un fatto che come sindacato avevamo previsto e sul quale abbiamo sollecitato una riflessione seria, come faremo anche nel corso del Consiglio nazionale di marzo a Milano, durante il quale sono previsti approfondimenti specifici proprio su questo tema”. 

Trasformazioni di grande impatto sulla categoria?

“Si tratta di trasformazioni che avranno un forte impatto sul lavoro, sulle competenze richieste e sui percorsi professionali. Il nostro compito sarà garantire che l’innovazione non diventi uno strumento di esclusione, ma un’occasione di crescita per tutte le lavoratrici e tutti i lavoratori, attraverso una formazione vera, la salvaguardia dei posti di lavoro e il rafforzamento di tutte le tutele. È qui che si inserisce l’altra grande partita, quella dei rinnovi contrattuali di Abi e Federcasse. Dal punto di vista sindacale il contratto resta lo strumento centrale per redistribuire valore, difendere il potere d’acquisto e dare stabilità in una fase di profonda trasformazione del settore”.

È rimasto sorpreso dall’operazione Monte dei Paschi–Mediobanca?

“No. Come Fabi abbiamo sempre sostenuto e creduto nell’autonomia del Monte dei Paschi di Siena. La nostra attenzione è, come sempre, rivolta prima di tutto ai lavoratori. Vigileremo affinché l’operazione non produca effetti negativi sull’occupazione. Ma c’è un punto per noi ancora più importante: tutti i lavoratori dovranno essere considerati a pieno titolo parte di un nuovo gruppo, senza distinzioni. L’integrazione non può essere solo finanziaria, ma deve essere occupazionale e professionale, con pari diritti, pari opportunità e reali prospettive di crescita per tutti”.

In concreto che cosa potrebbe cambiare per i lavoratori delle due banche?

“C’è il tema concreto dei carichi di lavoro pesanti per una carenza importante di personale. Per questo riteniamo che l’operazione debba essere accompagnata da un piano di assunzioni, necessario non solo per tutelare l’occupazione, ma anche per garantire qualità del servizio, sicurezza e migliori condizioni di lavoro. I riflessi complessivi dipenderanno dalle scelte che verranno fatte dalla governance. Anche in questo caso aspettiamo il piano industriale, previsto entro il primo trimestre, dal quale si capirà come Siena intende integrarsi con Mediobanca. Poi c’è il rinnovo del consiglio di amministrazione, con i rumors sulla riconferma o meno dell’amministratore delegato e del presidente. Il quadro non è ancora completo, ma dal nostro punto di vista l’operazione industriale deve tradursi in stabilità, valorizzazione delle competenze e riconoscimento professionale”.

Avete sottoscritto un protocollo con Abi per la tutela delle donne vittime di violenza. Quali effetti concreti avrà?

“Questo protocollo rappresenta un’assunzione di responsabilità collettiva, non solo sindacale. Per la prima volta il sistema bancario riconosce in modo strutturato che la violenza di genere non è un fatto privato, ma un problema sociale che incide anche sul lavoro. La sospensione delle rate, l’impegno delle banche a garantire stabilità lavorativa, il sostegno per i figli: sono misure concrete che possono cambiare il destino di una persona e, in molti casi, salvarle la vita. In alcuni gruppi bancari il protocollo è già stato applicato: penso a Intesa Sanpaolo, UniCredit e Bper, che hanno da poco chiuso accordi con le organizzazioni sindacali prevedendoanche percorsi di inserimento lavorativo per le donne vittime di violenza o per i loro figli. Come Fabi continueremo a vigilare affinché il protocollo non resti sulla carta, ma venga applicato in modo uniforme in tutte le banche, perché la dignità e la sicurezza delle donne non sono negoziabili”.

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