Sicurezza, scontro sul fermo preventivo: il Quirinale frena e il governo lima i testi
Ariel Piccini Warschauer.
Una corsa contro il tempo, tra esigenze politiche di “dare un segnale” e la tenuta costituzionale delle norme. Il pacchetto sicurezza voluto da Giorgia Meloni approda oggi in Consiglio dei Ministri, ma il testo che uscirà da Palazzo Chigi sarà sensibilmente diverso dalle bozze iniziali. Il “filtro” del Quirinale ha imposto una revisione profonda su due pilastri del provvedimento: il fermo preventivo e lo scudo penale per le forze dell’ordine.
L’incontro tra il sottosegretario Alfredo Mantovano e il Presidente Sergio Mattarella (nella foto) è stato il passaggio chiave di una giornata ad altissima tensione. Il Colle ha sollevato dubbi di legittimità su 80 pagine di norme, focalizzandosi in particolare sulla limitazione della libertà personale senza il vaglio immediato della magistratura.
La proposta di trattenere sospettati “pericolosi” prima dei cortei per 12 ore (con la Lega che spingeva per 24 o 48) è stata giudicata eccessiva. La mediazione prevede ora un fermo limitato a chi ha precedenti specifici, con obbligo di comunicazione al magistrato, anche se senza necessità di convalida immediata.
La creazione di un registro “speciale” per evitare l’iscrizione automatica tra gli indagati degli agenti (in caso di legittima difesa o adempimento del dovere) è stata corretta per non apparire una norma “di classe”. Diventerà una misura più generale, applicabile non solo alle divise.
Il governo ha diviso l’intervento in due tronconi: un decreto legge per l’urgenza e un disegno di legge per le riforme di sistema.
Nel Decreto (misure immediate):
Saranno previste sanzioni amministrative per chi vende lame a minori e misure contro la violenza giovanile.
Nuovi poteri ai prefetti per interdire aree urbane sensibili in caso di degrado e pericolo.
La proposta della Lega di far pagare una cauzione agli organizzatori delle manifestazioni è stata definitivamente stralciata.
Nel Disegno di Legge (iter parlamentare)
È prevista la possibilità di interdire l’attraversamento delle acque territoriali (da 30 giorni a 6 mesi) in presenza di minacce terroristiche o pressione migratoria eccezionale.
Il ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi, ha difeso l’impianto delle norme davanti alle Camere: “Per fermare preventivamente ci vuole uno strumento di fermo efficace”. Tuttavia, la cautela politica ha suggerito di espungere i passaggi più critici dalle risoluzioni di maggioranza, in attesa che i tecnici finiscano di “limare” i testi per evitare un clamoroso rinvio da parte del Colle.
L’appuntamento è per il tardo pomeriggio a Palazzo Chigi. La sfida di Meloni è chiara: mostrare il pugno duro dopo gli scontri di Torino, senza però incrinare il delicato equilibrio istituzionale con la Presidenza della Repubblica.




