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Se l’America scivola verso una democrazia illiberale

Biagio Marzo.

Minneapolis, città del Minnesota, sta vivendo alcune delle giornate più tristi della sua storia recente. Al centro della crisi vi è l’azione dell’ICE, ( U.S. Immigration and Customs Enforcement) non è una polizia privata, bensì un’agenzia federale statunitense governativa. Fa parte del Dipartimento della sicurezza interna (DHS) ed è responsabile del controllo delle frontiere e dell’immigrazione, con agenti che operano come funzionari pubblici delle forze dell’ordine. Insomma, una polizia federale sempre più percepita come una forza privata adibita alla caccia all’uomo: l’uomo immigrato, privo di permesso di soggiorno. Nel giro di poche settimane, invece di rintracciare i “dannati della terra”, l’ICE ha soffiato sul fuoco di una spirale di violenza culminata nell’uccisione di una giovane madre e di un giovane infermiere.

Per Donald Trump i colpevoli non sono gli agenti, ma i morti stessi. Il presidente ha scagionato preventivamente l’ICE, sostenendo che la giovane donna avrebbe tentato di investire un agente, costringendolo a sparare per salvarsi la vita. Nel secondo caso, l’infermiere viene bollato come “terrorista”, armato di una pistola con due caricatori. Versioni che non reggono alla verifica dei fatti. Trump si conferma un bugiardo matricolato, uno che sputa sentenze prima ancora che parlino i magistrati. La polizia locale ha le mani legate, mentre il presidente scavalca apertamente la magistratura e condanna gli uccisi. L’America di Trump sta scivolando verso una forma di democrazia illiberale, nella quale le leggi contano sempre meno e le istituzioni vengono progressivamente svuotate. Il suo sogno è quello di avere il popolo ai propri piedi, alimentando un culto della personalità fondato su narcisismo esasperato e onnipotenza politica. Non è più chiaro se Trump “ci è o ci fa”. Nella sua narrazione, la colpa ricade sempre sugli “estremisti democratici”, accusati di infiammare gli animi del Paese. Gli uomini dell’ICE sono in divisa, pesantemente armati, e incutono paura solo a guardarli. Arruolati spesso in ambienti violenti e radicalizzati, sono guidati dall’italoamericano Greg Bovino, il cui vestiario e atteggiamento evocano sinistri richiami alla Gestapo, la famigerata polizia politica della Germania nazista. Negli Stati Uniti esiste un sistema di sicurezza complesso e segmentato: non una singola polizia nazionale centralizzata. L’FBI è la principale agenzia investigativa federale; la Guardia Nazionale è una forza di riserva militare impiegata in emergenze interne o all’estero; la polizia locale e statale garantisce l’ordine pubblico quotidiano.

Trump, forzando questo equilibrio, ha di fatto voluto un corpo di polizia ideologizzato, entrando in rotta di collisione con le altre forze dell’ordine. Il rischio è quello di un corto circuito istituzionale che, prima o poi, potrebbe esplodere. E quando le armi sono in strada e la politica perde il controllo, lo spettro della guerra civile non è più una metafora. Trump sta giocando con il fuoco mentre i sondaggi crollano a vista d’occhio. Alle prossime elezioni di Midterm tutto sembra andare contro di lui, dalla politica estera a quella interna. Gli omicidi compiuti dall’ICE stanno alimentando manifestazioni e rivolte in tutti gli Stati Uniti. A un anno dalle Midterm, a inquietare il presidente non c’è soltanto Zohran Mamdani, neo sindaco “socialista” di New York. Nell’election day del 4 novembre, i democratici hanno conquistato anche due governatorati chiave: l’ex agente della CIA Abigail Spanberger in Virginia e l’ex pilota della Marina Mikie Sherrill nel New Jersey. Se i democratici dovessero riconquistare la Camera, lo scenario dell’impeachment tornerebbe sul tavolo. E allora la violenza dell’ICE, da strumento di consenso, potrebbe trasformarsi nel detonatore di una crisi istituzionale senza precedenti. Negli Stati Uniti di Donald Trump può accadere di tutto, persino l’imponderabile. Ma quando la più antica democrazia moderna normalizza l’uso politico della forza, giustifica l’uccisione degli ultimi e delegittima i propri contrappesi istituzionali, non è solo l’America a essere in pericolo: è l’idea stessa di democrazia occidentale a entrare in una parabola discendente, carica di rischi e di ombre.

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